Patologie Cannabis Medica e farmaci cannabinoidi - Cannabiscienza

Quali patologie traggono beneficio dalla Cannabis Medica?

La Cannabis Medica può essere utile per trattare vari disturbi patologici. Alcune condizioni per le quali la cannabis ha mostrato efficacia sono rimborsate dal Sistema Sanitario Regionale. Per tutte le altre, ai medici è richiesto di prendere una decisione in base alle evidenze scientifiche pubblicate al riguardo. L’obiettivo di questo articolo è fare chiarezza su queste tematiche.

INDICE

1. UTILIZZI CLINICI DELLA CM: LE RACCOMANDAZIONI DEL MINISTERO DELLA SALUTE

Il Ministero della Salute italiano afferma che “l’uso medico della cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico”.

Se si parla di cannabis a pagamento, la Cannabis Medicinale (CM) è prescrivibile per qualsiasi patologia per la quale esista un minimo di letteratura scientifica accreditata.

 

2. QUANDO LA CANNABIS TERAPEUTICA È RIMBORSABILE?

Se si parla di cannabis a carico del Sistema Sanitario Regionale (SSR), la risposta è “per le sole indicazioni terapeutiche che la Regione ha accreditato come riconosciute”.  Attualmente gli utilizzi (diverso da indicazioni terapeutiche) riconosciuti dal DM 9/11/2015 per la prescrizione gratuita a carico del SSR sono:

  • dolore oncologico e cronico,
  • spasticità nella sclerosi multipla,
  • cachessia (in anoressia, HIV, chemioterapia),
  • vomito e inappetenza da chemioterapici,
  • glaucoma,
  • Sindrome di Tourette.

L’uso medico della cannabis nelle condizioni sopracitate è raccomandato esclusivamente qualora “I trattamenti standard non abbiano prodotto gli effetti desiderati, o abbiano provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali.”

Attualmente, ogni regione italiana ha legiferato in maniera indipendente sulla rimborsabilità della cannabis. Per informazioni su quale siano le disposizioni vigenti nella tua regione, consulta la guida generale Cannabis Medica e rimborsabilità regione per regione  oppure consulta la sezione Modalità d’assunzione e Leggi di Cannabiscienza dove è analizzata la situazione legale della Cannabis Medica regione per regione.

Analizziamo in maniera più approfondita i sintomi per i quali il Ministero approva (e rimborsa, tramite il SSR, con modalità diverse in ogni regione) l’utilizzo della CM:

 

2.1 SCLEROSI MULTIPLA, LESIONI DEL MIDOLLO SPINALE (DOLORE E SPASTICITÀ MUSCOLARE)

Come dimostrato da numerose evidenze cliniche, i cannabinoidi possono aiutare a gestire i principali sintomi della Sclerosi Multipla.1

Abbiamo approfondito l’argomento in un articolo dedicato: “Cannabis e Sclerosi Multipla: analisi degli studi clinici

In particolare, la CM è efficace nel trattare:

  • l’incontinenza della vescica,
  • la rigidità muscolare,
  • la spasticità,
  • il dolore cronico e neuropatico
  • i disturbi del sonno.2 ;3 ;4

 

2.2 DOLORE CRONICO, NEUROGENO (FIBROMIALGIA O ALTRE PATOLOGIE IN CUI IL TRATTAMENTO CON ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI O CON FARMACI CORTISONICI O OPPIOIDI SI SIA RIVELATO INEFFICACE)

La cannabis è stata utilizzata per trattare il dolore cronico per migliaia di anni.5 Le evidenze precliniche ottenute da modelli ben caratterizzati di animali con dolore patologico refrattario indicano che uno degli utilizzi terapeutici più promettenti dei fitocannabinoidi è come anti-dolorifici.6
Il beneficio terapeutico della Cannabis Medica è principalmente stato osservato in studi sul dolore neuropatico.
Il dolore neuropatico è comune, difficile da trattare e ha opzioni limitate di terapia. Di conseguenza, anche effetti modesti possono essere importanti per i pazienti.

Il Prof Livio Luongo ha approfondito l’argomento in questo articolo a sua firma: “Dolore ed endocannabinoidi: parola al neurofarmacologo

I principali cannabinoidi della cannabis sono efficaci contro il dolore neuropatico. Il tetraidrocannabinolo (THC) è in grado di alleviare vari tipi di dolore, come la neuropatia diabetica7 , mentre il cannabidiolo (CBD) previene l’insorgere di neuropatie periferiche in pazienti diabetici.8

Gli studi sulle preferenze dei pazienti indicano che gli effetti collaterali dei cannabinoidi sono meglio tollerati dei medicinali a base di oppioidi. Inoltre, molta ricerca dimostra che anche basse dosi di THC possono aumentare gli effetti analgesici della morfina e della codeina. Una terapia combinata di oppioidi e cannabinoidi produce effetti antidolorifici a lungo termine, sia in modelli di dolore acuto che cronico, in dosaggi bassi abbastanza da essere privi di sostanziali effetti collaterali ed evitando così di indurre quei cambiamenti biochimici neuronali tali da portare poi alla tolleranza.9 ;10 ;11 ;12

In contrasto, gli studi che misurano gli effetti del CBD isolato nel dolore acuto (post-operatorio per esempio) non dimostrano effetti benefici.13 ;14 Il CBD risulta infatti non efficace contro il dolore acuto ma è effettivo contro il dolore patologico (come quello neuropatico). Il CBD ha una buona attività analgesica contro le condizioni infiammatorie15 , e può essere utilizzato in medicina per trattare il dolore cronico infiammatorio e neuropatico.16

Il Cannabigerolo (CBG) è un cannabinoide minore con proprietà analgesiche contro il dolore infiammatorio; agisce aumentando il tono endocannabinoide (diminuendo la ricaptazione dell’Anandamide, quindi permettendo a questo endocannabinoide di agire più a lungo) e di aumentare in maniera sinergica gli effetti antidolorifici del THC.17 ;18

Queste proprietà sono riscontrate anche nel Cannabicromene (CBC), che similmente potenzia gli effetti antidolorifici del THC e blocca la ricaptazione dell’Anandamide.19 ;20

2.3 NAUSEA E VOMITO (EFFETTO ANTICINETOSICO ED ANTIEMETICO DELLA CHEMIOTERAPIA, RADIOTERAPIA, TERAPIE PER HIV)

Tra i primi benefici medicinali riconosciuti della cannabis, si riscontra l’utilità nel contrastare nausea e vomito.((Pertwee, R. G. (2014).
Effect of phytocannabinoids on nausea and vomiting. In Handbook of cannabis: Edited by Roger G. Pertwee.
New York: Oxford University Press.))
Il THC agisce con efficacia contro la nausea ed il vomito di pazienti sottoposti a chemioterapici.
Il CBD invece produce effetti bifasici (quando in forma isolata): a bassi dosaggi sopprime il riflesso del vomito indotto dai chemioterapici e radioterapia, ma ad alti dosaggi non apporta effetti benefici e può aggravare la condizione.21 ;22 ;23

Quando testati in formulazione combinata, il THC e il CBD (ad es. nella miscela spray nabiximols), riducono l’incidenza di nausea e vomito in pazienti sottoposti a chemioterapia, rispetto a coloro che hanno utilizzato un placebo (come dimostrato da uno studio clinico condotto in doppio cieco).24

Altri fitocannabinoidi non psicotropi come il CBDATHCATHCVCBDV e CBG risultano anch’essi efficaci nel produrre simili effetti antiemetici.25

 

2.4 APPETITO E REGOLAZIONE DEL PESO (STIMOLANTE DELL’APPETITO NELLA CACHESSIA, ANORESSIA, PERDITA DELL’APPETITO IN PAZIENTI ONCOLOGICI O AFFETTI DA AIDS E NELL’ANORESSIA NERVOSA)

La capacità dei preparati a base di Cannabis di stimolare l’appetito, soprattutto di cibi palatabili, è stata documentata fin dal lontano 300 AC.26

L’azione iperfagica del THC (e del suo prodotto di degradazione Cannabinolo o CBN) è mediata dalla stimolazione dei recettori cannabinoidi CB1, che promuovono l’assimilazione calorica amplificando il piacere del cibo, e si palesa nella diminuzione del tempo di intervallo per iniziare un nuovo pasto.27

In altre parole, i fitocannabinoidi, stimolando i recettori cannabinoidi CB1 vanno a generare una serie di cambiamenti biochimici all’interno dei nostri corpi che ci portano a ricordare quanto stiamo bene quando mangiamo e, quindi, quanto sarebbe interessante non aspettare fino al prossimo pasto, e fare uno snack prima.

La stimolazione dell’appetito per fini terapeutici utilizzando THC o cannabis è stata studiata per molti decenni, soprattutto in relazione alla cachessia associata al cancro, alla sindrome immunodeficiente acquisita (AIDS) e all’anoressia nervosa.

Cachessia è un termine che deriva dal Greco “kakos” (male) e “hexis” (condizione), e descrive la perdita progressiva di tessuto adiposo e massa corporale in seguito a numerose patologie croniche debilitanti.27
L’anoressia è invece la perdita del desiderio di alimentarsi nonostante una deprivazione calorica e, a differenza dall’anoressia nervosa, è frequentemente osservata con pazienti di malattie croniche in stati avanzati.

E’ anche possibile che i pazienti possano perdere il piacere o l’interesse per il cibo a causa di cambiamenti nella percezione del sapore generato dalla chemioterapia, o tramite l’acquisizione di avversioni a gusti in seguito a nausea o vomito accompagnato da una serie di trattamenti radicali.28 ;29
Negli anziani, inoltre, fenomeni di debilitazione sono accompagnati da una diminuzione della percezione del sapore e dell’odorato.

Le preparazioni a base di cannabinoidi stimolano l’appetito aumentando l’attrattiva verso il piacere del cibo, o riducendo gli effetti negativi sulle abitudini alimentari causati da altri interventi terapeutici.30

Per approfondire la conversazione sulla regolazione della fame edonistica, puoi consultare l’articolo a firma del dr. Fabio Turco, neuro-gastro-cannabinologo: “Il Sistema Endocannabinoide nel tratto Gastrointestinale”

Il THCV e il CBD, al contrario, avendo un effetto opposto sui recettori CB1, diminuiscono il consumo di cibo.
Per trattare la cachessia o l’anoressia i preparati che contengono sia CBD che THC, dovrebbero quindi mantenere una proporzione maggiore di THC per permettere l’attivazione dei recettori CB1 (e non 1:1, come ad esempio nel nabiximols).
Nel caso dell’anoressia nervosa, si ipotizza che il Sistema Endocannabinoide sia disregolato e che l’utilizzo di preparati a base di CBD possa aiutare a diminuire l’ansia associata al consumo di cibo in sé.30

 

2.5 PRESSIONE INTRAOCULARE (EFFETTO IPOTENSIVO NEL GLAUCOMA)

Il trattamento del glaucoma ha rappresentato il primo utilizzo medico della cannabis, da quando il proibizionismo ne ha bandito l’uso in tutto il mondo. Già nel 1971 fu riportata una diminuzione del 25-30% della pressione intra-oculare dovuta al fumare cannabis31 , confermata da altri studi proprio su pazienti di glaucoma.32 Inoltre, numerosi studi hanno documentato le proprietà neuroprotettive dei cannabinoidi nei confronti della retina.33

Per minimizzare gli effetti sistemici e possibili effetti collaterali e massimizzare la dose nel sito di azione, la somministrazione topica nell’occhio sarebbe ideale per questo tipo di patologia. Per ottenere questo tipo di preparati, microemulsioni e ciclodestrine migliorano la penetrazione corneale dei cannabinoidi, che è uno degli ostacoli maggiori (essendo molecole lipofilliche, con difficoltà ad oltrepassare la pellicola lacrimale idrofila).

Leggi di più: Collirio al Cannabidiolo (CBD): una nuova frontiera per il dolore oculare

 

2.6 MOVIMENTI INVOLONTARI DEL CORPO E FACCIALI (NELLA SINDROME DI GILLES DE LA TOURETTE)

E’ stato dimostrato che dosi orali di dronabinol (THC sintetico) in pazienti con Sindrome di Gilles de la Tourette, su un periodo di 6 settimane, riducono la frequenza dei tic. Questi risultati sono stati confermati da un altro studio clinico più recente.34

 

3. CM NELLE REGIONI ITALIANE

La cannabis può essere rimborsata, ma nonostante il decreto DM 9/11/2015 precedentemente citato, le patologie per le quali è riconosciuta la rimborsabilità variano per ogni regione che legifera autonomamente su patologie, forme farmaceutiche e a volte modalità di prescrizione.

Per una visione completa e approfondita di questo argomento, leggi  Come ottenere la Cannabis Terapeutica?” a firma del dr. Marco Ternelli.

 

4. CANNABIS E PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE

Le conoscenze scientifiche supportano l’utilizzo dei fitocannabinoidi per il trattamento di malattie neurodegenerative sia acute che croniche.

Ischemia cerebrale e traumi cranici sono le due cause principali delle  neurodegenerazioni acute per le quali la Cannabis Medicinale sembra apportare beneficio, così come per vari tipi di neurodegenerazioni croniche:

Per molte di queste indicazioni vi sono, oltre agli studi di laboratorio, anche dati derivanti dall’utilizzo clinico.35

Robuste evidenze scientifiche dimostrano gli effetti neuroprotettivi dei fitocannabinoidi. Vi sono numerosi studi clinici che indicano gli effetti citoprotettivi dei cannabinoidi non solo sui neuroni, ma anche sulla glia, e contro diverse tipologie di traumi.36

Gli effetti neuroprotettivi equivalgono a quelli dei medicinali anticitotossici (come gli antagonisti del recettore glutammato), bloccanti dei canali del calcio (nimodipina), antiossidanti (co-enzima Q10), anti-infiammatori (minociclina) o altre terapie farmacologiche neuroprotettive usate in trattamenti individuali.37

I fitocannabinoidi combinano tutte queste proprietà e ciò rappresenta un aspetto importante per le patologie neurodegenerative, ove il danno neuronale è la conseguenza della combinazione progressiva di diversi eventi citotossici: degenerazione mitocondriale, infiammazione e stress ossidativo.35

 

5. CANNABIS ED EPILESSIA

L’utilizzo della pianta di cannabis per controllare gli attacchi epilettici è uno degli usi più antichi di questa pianta. La prima pubblicazione scientifica a riguardo per il mondo Occidentale venne scritta da William O’Shaughnessy’s nel 1840 e dimostra l’utilizzo di tintura di canapa per trattare gli attacchi epilettici di un infante.38

Nel 1890 il medico personale della Regina Vittoria, il Dr. J.R. Reynolds descrisse la Cannabis come:

“l’agente più utile che io conosca per trattare attacchi di violenti convulsioni”. 39

Dr. J.R. Reynolds (1890), medico personale della Regina Vittoria

Dal 1967, si raccolgono numerosi report medici sull’utilizzo di questa pianta nell’epilessia, ove pazienti sono riusciti ad abolire tutti gli attacchi di epilessia petit mal e grand mal precedentemente resistente agli anticonvulsivi.40

La diversità molecolare ed eziologica alla base delle varie forme di epilessia, le comorbidità individuali, la variabilità della composizione della cannabis utilizzata, le differenze nei metodi di somministrazione, e possibile utilizzo concomitante di droghe prescritte o illecite ostacolano conclusioni cliniche definitive.

Il CBD è sicuramente una molecola anticonvulsivante più affidabile del THC, ed esibisce effetti benefici clinici rilevanti in bambini epilettici resistenti ai classici farmaci anti-epilettici. Inoltre, in contrasto agli anti-epilettici tradizionali, il CBD è meglio tollerato nei soggetti pediatrici e non induce effetti collaterali motori o neurotossici.41
Il nabiximols è uno sciroppo a base di CBD formulato dalla casa farmaceutica Jazz Pharmaceutical (ex GW Pharmaceuticals) ed approvato recentemente per la Sindrome di Dravet e la Lennox-Gastaut (forme di epilessia molto aggressive nei bambini ed adolescenti).42 ;43

Il CBDV, il THCV e il THCA, fitocannabinoidi minori, sembrerebbero offrire ancor più efficacia del CBD come anticonvulsivanti, anche se al momento non esistono studi clinici che abbiano messo in diretta comparazione questi fitocannabinoidi.44

 

6. CANNABIS E PATOLOGIE DEGLI OCCHI

Lo stress ossidativo (i cosiddetti radicali liberi) e l’infiammazione sono due maggiori fattori detrimentali nelle malattie della vista che includono il glaucomaretinopatia diabeticadegenerazione maculare e l’uveoretinite.
Nelle prime 3 si considera lo stress ossidativo la causa scatenante, mentre le risposte infiammatorie sono secondarie al danno ossidativo e contribuiscono ad aumentare la morte neuronale; la uveoretinite, invece, è una malattia dominata dall’infiammazione.

I cannabinoidi, grazie ai loro effetti antiossidanti e anti-infiammatori e alle loro proprietà neuroprotettive, sembrerebbero un interessante strumento per combattere queste patologie.
Il CBD in particolare potrebbe fornire la base per sviluppare dei medicinali in grado di contrastare queste degenerazioni che mettono a rischio la vista.33

 

7. CANNABIS IN DERMATOLOGIA

Nonostante non siano ancora stati condotti studi clinici direttamente sulla psoriasi, gli effetti antiproliferativi dei cannabinoidi e dell’Anandamide sui cheratinociti (cellule della pelle) suggeriscono che il Sistema Endocannabinoide sia coinvolto nell’eziologia della psoriasi.45

I fitocannabinoidi come il THC, il CBN, il CBD e il CBG inibiscono la crescita di una linea celluare di cheratinociti umani in iperproliferazione (proprio come nel caso della psoriasi).46

Altri studi hanno confermato la capacità dei fitocannabinoidi di inibire la proliferazione epidermica delle cellule della pelle.47

Per quanto riguarda il melanoma, studi del 2006 hanno rivelato che gli attivatori dei recettori cannabinoidi diminuiscono la crescitaproliferazione, angiogenesi e metastasi del melanoma umano sia in vitro che in vivo, rivelando potenziali effetti benefici del Sistema Endocannabinoide in questo tipo di cancro.48

Infine, l’applicazione topica di Adelmidrol, un analogo della PEA (endocannabinoide), ha dimostrato efficacia nel trattare la dermatite atopica, diminuendo l’attivazione dei mastociti e i correlati effetti infiammatori.49

Per approfondire questo argomento invitiamo alla lettura di: “Malattie dermatologiche e Sistema Endocannabinoide: un nuovo potenziale bersaglio”

 

8. CANNABIS E PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

Secondo i dati di molti studi preclinici, i fitocannabinoidi potrebbero esercitare effetti benefici nelle malattie cardiovascolari.

In particolare modo il Cannabidiolo (CBD) risulterebbe benefico per proteggere dai danni causati dall’ischemia del miocardioinfarti, aritmie cardiache, ictus neonatale ed ad aiutare il recupero delle funzioni cognitive in seguito a questi traumi o in seguito ad ipossia neonatale.50 ;51

L’utilizzo della cannabis e dei cannabinoidi in caso di malattie cardiovascolari deve, però, essere valutato con attenzione da unmedico esperto. Per un approfondimento su questo utilizzo della Cannabis si consiglia la lettura di “Cannabis e malattie cardiovascolari: cosa c’è da sapere

 

9. CANNABIS E PATOLOGIE METABOLICHE

Numerose evidenze, sia precliniche che cliniche,  suggerisce che, tra gli altri, l’attivazione dei recettori CB1 contribuisce allo sviluppo del diabete e delle sue principali complicazioni; l’uso di cannabinoidi che attivano i recettori CB1 (come il THC) andrebbe pesato con molta attenzione in pazienti diabetici e nelle complicazioni del diabete, incluso il dolore neuropatico derivante dal diabete.52

In contrasto, il CBD sembra dimostrare un ottimo potenziale terapeutico per queste patologie.
Il CBD è stato studiato nel diabete di tipo I, dimostrando di ridurre l’incidenza dell’insorgere del diabete autoimmune.53 Inoltre, il CBD, somministrato dopo l’insorgere dei sintomi iniziali del diabete ereditario, arresta la progressione della malattia in topi non obesi.54

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che in un modello di diabete di tipo II, (indotto negli animali con una dieta ad alto contenuto di grassi), tutti i topi di controllo sviluppano il diabete in una media di 17 settimane, mentre la maggior parte dei topi trattati con il CBD rimane libera dal diabete fino alla 26esima settimana; questi risultati coincidono con una minore infiammazione nelle isole pancreatiche che producono l’insulina ed un peso totale inferiore rispetto ai propri cugini roditori non trattati.55

La tetraidrocannabivarina (THCV), un componente della cannabis, bloccando i recettori CB1 causa ipofagia mentre attiva i recettori CB2, considerati protettivi per l’obesità e le patologie metaboliche.56 Si è infatti dimostrato che la THCV produce un aumento della spesa energetica dell’organismo, mentre riduce l’intolleranza al glucosio e migliora la sensitività all’insulina.57

Anche il THC si è dimostrato in grado di attenuare la severità della risposta immunitaria e della glicemia nel diabete di tipo I (negli animali).58 ;59
Similmente, un’ esposizione continuativa al THC porta negli animali ad una diminuzione del pesominore assunzione di cibo, e riduzione delle riserve di grasso (durante il periodo di esposizione al farmaco).60 Parallelamente, i dati raccolti trasversalmente negli umani per 6 anni al National Health and Nutrition Examination Survey  (NHANES), indicano che l’uso di Cannabis è associato ad una prevalenza minore di Diabete Mellito rispetto alla popolazione non consumatrice.61

Alla luce della dimostrata capacità della cannabis (utilizzata in acuto) di indurre resistenza all’insulina, presi insieme i dati sopracitati potrebbero riflettere la desensitizzazione periferica dei recettori CB1 derivante dall’uso cronico di cannabis.62 Un simile meccanismo potrebbe contribuire alla minore prevalenza di obesi tra gli utilizzatori di cannabis, rispetto i non-utilizzatori, un effetto che si riscontra anche dopo aver aggiustato i dati statistici per l’utilizzo di tabacco, genere, età e familiarità ereditaria.63

 

10. CANNABIS E PATOLOGIE GASTROINFIAMMATORIE

I cannabinoidi diminuiscono la secrezione di acidi gastrici negli animali tramite l’attivazione dei recettori CB1.64 Tale attivazione risulta protettiva in modelli animali di ulcere gastriche indotte dall’aspirina e dallo stress.65 ;66

Il THC induce una riduzione marcata delle ulcere gastriche, senza modificare la produzione quiescente di acido negli animali, ma soltanto quella indotta dall’istamina (patologica).67

Inoltre, i cannabinoidi che attivano i recettori CB1 diminuiscono la motilità gastrica, dell’intestino tenue e del colon.68 Essi diminuiscono anche le contrazioni dei muscoli lisci dell’intestino e la peristalsi.69

Il THC e il CBN, dunque, diminuiscono la velocità di transito intestinale e lo svuotamento gastrico.

Recentemente il CBD e il CBC, entrambe molecole non psicotrope, sono considerate in grado di modulare la motilità intestinale senza diminuire il transito (come invece la maggior parte degli agenti antidiarrotici che possono causare stitichezza) e normalizzarla in seguito ad infiammazioni, grazie anche al loro effetto antispasmodico.70

Sia il THC, il CBD, il CBC che il CBG hanno tutti dimostrato di apportare benefici nelle cosiddette Malattie Intestinali Croniche dell’Intestino (MICI).71

Alcuni trial clinici hanno valutato l’utilizzo della Cannabis medica nel morbo di Crohn con miglioramenti delle condizioni della qualità della vitaaumento di peso, capacità di lavorare e nelle interazioni sociali, diminuzione del dolore e depressione.72

Ha approfondito l’argomento il dr. Turco negli articoli: “Il Sistema Endocannabinoide nel tratto Gastrointestinale” e “Malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD): una malattia sociale”

 

11. CANNABIS E PAZIENTI DI CANCRO

I cannabinoidi sono riconosciuti per esercitare effetti palliativi nei pazienti di cancro.73 L’utilizzo maggiore è nell’inibizione della nausea e del vomito indotte dalla chemioterapia e per controllare il dolore associato con il cancro. Un altro potenziale uso palliativo dei cannabinoidi in oncologia, supportato da studi clinici in Fase 3, include la stimolazione dell’appetito e la diminuzione della debilitazione (cachessia).74

A parte questi utilizzi, l’applicazione dei cannabinoidi in oncologia potrebbe non restringersi soltanto alle azioni palliative sopracitate.

Numerosi studi hanno indicato che il THC ed altri cannabinoidi esibiscono effetti antitumorali su un’ampia gamma di modelli animali di cancro.75 Tali osservazioni hanno portato allo sviluppo di uno studio clinico pilota per studiare gli effetti antitumorali del THC nei pazienti con glioma.76 Una somministrazione combinata di CBD e THC aumenta l’attività antitumorale del THC e riduce le dosi di THC necessarie per indurre effetti inibitori sulla crescita tumorale.77 ;78

Quindi, negli studi su animali i cannabinoidi inducono morte delle cellule tumorali e inibiscono l’angiogenesi (creazione aberrante di nuovi capillari che serve al tumore per ingrossare e metastatizzare) e l’invasione dei tumori e ci sono indicazioni che i cannabinoidi esercitino gli stessi effetti anche su pazienti con Glioblastoma Multiforme (tumore al cervello).74

Per approfondire: “Cannabis Medica in oncologia”

 

12. CANNABIS E PATOLOGIE DELLE OSSA

A seguito della scoperta di un sistema cannabinoide scheletrico, molta attenzione da parte della comunità scientifica si è rivolta proprio a questo settore.79

Al momento, i recettori CB2 sembrerebbero avere il ruolo più promettente. Il CBD  (ma non il THC) sembra migliorare la guarigione da fratture. ((Cannabidiol, a Major Non-Psychotropic Cannabis Constituent Enhances Fracture Healing and Stimulates Lysyl Hydroxylase Activity in Osteoblasts.
J Bone Miner Res. 2015 Oct;30(10):1905-13.))

In futuro, si spera che il THCV e il B-cariofillene, (il terpene contenuto nell’olio essenziale del pepe nero e, ovviamente, della cannabis) entrambi attivatori dei recettori CB2, possano essere studiati più approfonditamente per il trattamento dell’osteoporosi.80

 

13. CANNABIS E DISTURBI DEL SONNO

I cannabinoidi hanno un elevato potenziale terapeutico per il trattamento dell’insonnia ma anche della sonnolenza.
Il THC induce il sonno, mentre il CBD migliora il sonno in pazienti insonni.81
In particolare, il CBD è un fattore che promuove il risveglio, aumentando l’allerta e aumentando i livelli extracellulari di dopamina quando assunto in dosaggi bassi, ma ad alti dosaggi il CBD può bloccare la soppressione del sonno indotta dagli stati d’ansia (quindi facilitare il riposo).82

Pazienti che soffrono di stress post-traumatico (PTSD), fibriomialgia e dolore cronico dimostrano significativi miglioramenti della durata e qualità del sonno quando trattati con un farmaco sintetico simile al THC, chiamato nabilone.83 ;84

 

14. PAZIENTI PSICHIATRICI: I PRO E I CONTRO DELLA TERAPIA A BASE DI CM

14.1 I CONTRO

Il medico curante deve sempre tenere conto del rapporto rischio/beneficio nell’uso medico della cannabis, considerando che le principali controindicazioni riguardano gli individui con una storia personale di disordini psichiatrici e/o una storia familiare di schizofrenia ed individui con disturbi maniaco depressivi, in quanto la cannabis (il THC in particolare) può provocare crisi psicotiche e sintomi transitori sia cognitivi, sia positivi che negativi della schizofrenia.85

 

14.1.1 Schizofrenia

E’ importante considerare che un uso massiccio di cannabis in età adolescenziale e nei giovani adulti è correlato con un aumento del doppio delle probabilità di diagnosi di psicosi.86

Il motivo per cui la cannabis causi tali effetti è ancora oggi un argomento molto discusso. Le evidenze riportano che nonostante la maggior parte delle persone che consuma cannabis non sviluppi schizofrenia, il consumo cronico di THC causa abbassamenti dei livelli di Anandamide e la diminuzione di questo endocannabinoide nel liquido cerebro-spinale è direttamente correlata ad un’aumentata probabilità di psicosi.87 ;88 ;89

Inoltre, è probabile che i giovani che fanno un uso massiccio cronico di cannabis (diversamente da un utilizzo medicinale) siano proprio coloro che risultano, per fattori di rischio ambientali e/o genetici, più vulnerabili alle psicosi, e che tale uso li porti a soffrire il primo episodio psichiatrico circa due anni prima che se non avessero fatto uso di cannabis.90

 

14.1.2 Ansia e depressione

Vi sono inoltre evidenze che associano il consumo di cannabis cronico con cambiamenti degli indici della salute mentale e del well-being (letteralmente, lo star bene).89
Meta-analisi hanno suggerito un collegamento tra un forte uso di cannabis e la depressione, e una diretta correlazione tra i livelli di THC nei capelli di giovani consumatori cronici con i livelli di ansia e depressione.91 ;92
Tuttavia, uno studio epidemiologico del 2013 suggerisce che l’aumento della depressione che si può verificare con un uso improprio della cannabis non è a lungo termine e non sono state trovate associazioni reali tra il consumo adolescenziale e la depressione intorno ai 30 anni, se non che gli stessi fattori che predispongono le persone ad un uso di cannabis possano aumentare il rischio per comuni malattie mentali come l’ansia e la depressione.93

A questo proposito, può risultare interessante consultare il report di una paziente che aggiungendo alla sua varietà ad alto % di THC anche una somministrazione diretta di CBD è riuscita a controllare lo stato d’ansia indotto dalla terapia con cannabis.

14.2 I PRO

14.2.1 Ansia e Disturbo da Stress Post Traumatico

Pazienti che soffrono di stress-post traumatico (PTSD) trovano sollievo dai continui flashback traumatici diurni e dai frequenti incubi notturni quando trattati con il nabilone, un composto sintetico che agisce in maniera simile (ma più potente) al THC, e comunemente usato in medicina come anti-emetico ed analgesico.94

Report clinici hanno confermato i benefici della Cannabis proprio nel ridurre la severità dei sintomi del disturbo da Stress Post-Traumatico. In generale, i risultati ottenuti nella pratica clinica sono consistenti con gli studi condotti sugli animali, ove la regolazione del Sistema Endocannabinoide è stata individuata come direttamente collegata all’estinzione delle risposte di paura che seguono esperienze traumatiche.95

Infatti, l’attivazione dei recettori CB1 induce l’estinzione delle memorie di traumi/paure, mentre la riduzione dell’attività dei CB1 (per esempio, bloccando tali recettori), previene la possibilità di eliminare comportamenti che riflettono paure condizionate.96 ;97 ;98 ;99

Il CBD invece sembrerebbe essere una molecola molto utile come ansiolitico.
Il CBD è un cannabinoide considerato pleiotropico, ovvero che agisce tramite diverse vie, cioè non interagisce con un’unica tipologia di recettori. Molti studi, condotti sia su animali che su umani, hanno dimostrato che il CBD riduce l’ansia tramite l’interazione nel cervello con i recettori della serotonina 5-HT1A, aiutando sia pazienti che soffrono di ansia, sia la popolazione sana sottoposta a stress (ad esempio parlare in pubblico).100 ;101

Per approfondire: “Cannabis nell’ansia da stress: svelato il meccanismo d’azione”

 

14.2.2 CBD e psicosi

Il CBD può attenuare gli effetti psicotomimetici associati al THC e esercitare effetti antipsicotici.102 Nel ’95, Zuardi ed i suoi collaboratori hanno riscontrato un miglioramento significativo durante il trattamento con il CBD in una giovane donna di 19 anni che presentava seri effetti collaterali con gli antipsicotici convenzionali. Nessun effetto collaterale è stato riscontrato con il CBD.

Più recentemente (nel 2006) Zuardi non ha però trovato che la monoterapia al CBD risulti efficace con pazienti schizofrenici resistenti alle terapie.103 ;104
Il CBD sembra quindi avere degli effetti antipsicotici in soggetti sani o in pazienti di schizofrenia non refrattaria.

Diversi studi clinici hanno comparato il CBD ad antipsicotici atipici e gli effetti ottenuti sono stati simili o migliori per il CBD, soprattutto nel controllare i sintomi “negativi” della schizofrenia (depressione, ritiro in sé stessi etc); il CBD è stato definito come un medicinale sicuro e tollerabile e con significativi minori effetti collaterali dei farmaci tradizionali utilizzati come antipsicotici.105

Il CBD ha inoltre dimostrato efficacia nei trattamenti dei sintomi psicotici associati alla malattia di Parkinson; in parte questo potrebbe dipendere dalla capacità del CBD di aumentare i livelli serici di Anandamide.106

Il CBD dimostra un profilo similare agli antipsicotici atipici ma il suo utilizzo è associato a minori effetti collaterali.107

 

15. PATOLOGIE E CANNABIS MEDICA: UNA NOTA FINALE

Cara lettrice o caro lettore, se siete arrivati fin qui vi ringrazio con il cuore, il tempo per leggere sembra accorciarsi ogni giorno in vite sempre più frenetiche, e sono onorata di aver avuto uno spazio in quei ritagli.

C’è molto di cui poter scrivere sulle interazioni della Cannabis Medica con vari e diversi problemi di salute. Qui sopra ho scelto di iniziare a stendere una piccola guida, che possa introdurvi agli utilizzi in medicina (o in laboratorio) di questa pianta.
Non me ne vogliate se gli argomenti non sono stati tutti particolarmente approfonditi; se non ho menzionato utilizzi in oncologia al di fuori del cervello, e sicuramente avrei potuto sviscerare maggiormente l’utilizzo nelle patologie correlate al cuore (possibilmente con un pro e contro, come nell’ultimo capitolo).
Realisticamente, però, sono solo una neuroscienziata e alcuni campi della medicina preferisco lasciarli discutere a chi li conosce molto meglio di me. (Se sei proprio tu che leggi, invia la tua candidatura come autore qui)

Spero che abbiate trovato le informazioni necessarie; in caso contrario, (non mi offendo) 🙂 basta scrollare in basso e troverete un’intera libreria degli studi originali utilizzati per redigere questo articolo, su cui potrete cliccare e leggere direttamente dai ricercatori e togliervi ogni dubbio sul cosa e sul come.

Ritengo importante mettervi nella possibilità di entrare direttamente in contatto con la source, la fonte: siamo tutti molto stufi delle ondate di “fake news” e sensazionalismo che dilagano sul web e giornali su temi medico-scientifici.
Gli articoli di letteratura scientifica, i papers,  ricoprono un ruolo importantissimo nel veicolare e vagliare informazioni medico-scientifiche, ma, ahimè, non solo spesso sono piuttosto cari (rendendole di accesso elitario), ma usano parole noiose, come antinocicettivo o prodromico, e perlopiù in inglese … gli articoli di Cannabiscienza non solo saranno sempre accessibili, scaricabili e condivisibili (previo richiesta, se sei un media publisher), ma riporteranno delle traduzioni comprensibili dall’hard core science all’italiano 🙂

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Autore
Viola Brugnatelli
Direttrice scientifica di Cannabiscienza e ricercatrice in neuroscienze presso l’Università degli Studi di Padova

2 risposte

  1. Ringrazio molto per quello che avete scritto e che avete dimostrato vorrei che tutti i medici la pensassero così ma la verità è che a loro preferiscono imbottire le persone di benzodiazepine o stabilizzatori del l’umore che a me non fanno bene anzi mi fanno tremare le mani è mi tolgono l’appetito anche se o visto che altri pazienti sono diventati obesi o gonfi io soffro di depressione da una vita è o avuto altri problemi che mi hanno portato ad altre chiamiamole altre patologie che si sono aggravate da quando o smesso di fare uso di THC ora uso il CBD anche se non mi aiuta molto soprattutto per la mia insogna cronica che ora mai sono due anni che non riesco a dormire più di tre ore a notte senza contare che prendo il ferison da 30 da 20 anni e in più dei stabilizzatori del l’umore che non fanno effetto la verità è che non so più cosa fare non mangio niente sono meno di 50 kg il mio medico guai a parlare di cannabis terapeutica e non sa che uso il CBD se no guai se potete consigliarmi voi qualcosa da fare vi sarei grato tantissimo non voglio sbattermi per strada come quando ero ragazzino per prendere della cannabis o fumo di dubbia provenienza senza contare il rischio visto che lavoro grazie e scusatemi per tutta sta pappardella

    1. Gentile Stefano, capisco le situazione e le confermo che le terapie con cannabinoidi potrebbero essere d’aiuto. Cannabiscienza non effettua visite mediche per pazienti. Per trovare un medico con esperienza in materia, visiti la seguente pagina: https://cannabiscienza.it/medici/

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