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Cannabis Medica in oncologia: l’importanza delle cure palliative

I pazienti affetti da problematiche oncologiche sono spesso sottoposti a terapie prolungate, con effetti indesiderati in alcuni casi anche molto gravi.

Cannabis e cannabinoidi emergono come un sostegno significativo nei vari protocolli di trattamento chemioterapico e radioterapico, dimostrando benefici consolidati nel controllo delle complicazioni più comuni e nella gestione dei sintomi associati alla malattia primaria.

INDICE

1. Le Cure Palliative

Le cure palliative sono un approccio medico che mira a migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari affrontando i sintomi e lo stress associati a malattie gravi e croniche. Questo tipo di assistenza è prevalentemente fornito a persone che affrontano malattie potenzialmente fatali, come:

  • il cancro,
  • l’insufficienza cardiaca avanzata,
  • la malattia di Alzheimer in fase avanzata,
  • altre condizioni che mettono a serio rischio la sopravvivenza.

 

Le cure palliative non si concentrano solo sulla gestione del dolore fisico, ma affrontano anche gli aspetti emotivi, sociali e spirituali della malattia. Queste cure possono essere fornite in ospedale, a casa del paziente o in strutture specializzate e sono spesso offerte in collaborazione con altri trattamenti curativi o terapie.

Nell’ambito della terapia oncologica, le cure palliative sono particolarmente importanti quando la malattia è in uno stadio avanzato e potrebbe non rispondere completamente alle terapie curative.
Ecco alcuni degli aspetti delle cure palliative nell’ambito della terapia oncologica:

  • Controllo del dolore: la gestione del dolore è uno degli elementi chiave delle cure palliative; si utilizzano diverse strategie, tra cui farmaci antidolorifici, terapie fisiche e interventi psicologici per alleviare il dolore associato al cancro e alle sue terapie.
  • Gestione dei sintomi: vengono affrontati una gamma di sintomi correlati al cancro e ai trattamenti anti-tumorali, come nausea, vomito, affaticamento, perdita di appetito e problemi di sonno; l’obiettivo è migliorare la qualità della vita riducendo l’impatto di questi sintomi.
  • Supporto psicologico ed emotivo: i pazienti oncologici e le loro famiglie affrontano sfide emotive significative; le cure palliative includono supporto psicologico per aiutare a gestire lo stress, l’ansia e la depressione, migliorando così il benessere emotivo complessivo.
  • Assistenza spirituale: per coloro che desiderano, vengono offerti servizi di assistenza spirituale per affrontare questioni di significato, fede e speranza durante il percorso della malattia.
  • Assistenza sociale: gli assistenti sociali nelle cure palliative possono aiutare i pazienti e le loro famiglie a navigare attraverso questioni pratiche, come assistenza domiciliare, assicurazione e risorse finanziarie.
  • Gestione del fine vita: quando la cura diventa meno efficace, le cure palliative si concentrano sulla gestione della fase terminale della malattia, offrendo un sostegno compassionevole e rispettoso per il paziente e la sua famiglia.

2. Cannabis e cure palliative in ambito oncologico

La Cannabis Medica può svolgere diversi ruoli nelle cure palliative per i pazienti oncologici, offrendo sollievo da sintomi specifici e migliorando la qualità della vita.

L’uso della Cannabis Medica nelle cure palliative dovrebbe essere considerato in modo olistico, discusso con il team medico e personalizzato per le esigenze specifiche di ciascun paziente.
Attraverso questo approccio, la cannabis può svolgere dei ruoli chiave nelle cure palliative oncologiche, in particolare per:

  • Controllo del dolore,
  • Gestione dei sintomi collaterali come nausea e vomito;
  • Stimolazione dell’appetito;
  • Miglioramento del sonno;
  • Supporto psicologico, aiutando i pazienti a gestire lo stress, l’ansia e migliorare il loro stato d’animo e la qualità della vita.

 

3. A che punto è la ricerca sulla cannabis in oncologia?

L’uso della cannabis nei pazienti affetti da cancro non è raro, sebbene rimanga difficile determinare la prevalenza esatta a causa dei risultati eterogenei pubblicati in numerosi studi.

Una ricerca del 2018 condotta in un centro oncologico canadese, ha rilevato che il 43% dei partecipanti utilizzava cannabis “illegale” per vari sintomi e effetti collaterali del trattamento. [1] Questo dato è simile a un’ampia analisi condotta negli Stati Uniti dal 2005 al 2014, che ha mostrato che il 40,3% dei 826 partecipanti con cancro aveva utilizzato cannabis nell’ultimo anno.[2] Tuttavia, in un sondaggio più ampio su oltre 200.000 persone, i risultati hanno indicato che meno del 10% delle persone stava utilizzando la cannabis. [3]

In ogni caso, c’è un elevato interesse per i potenziali benefici della cannabis durante le cure oncologiche, con l’80% degli operatori sanitari che afferma di aver discusso della cannabis con i propri pazienti. [4] Purtroppo, meno del 30% si sente in grado di guidare i pazienti, citando una mancanza di prove chiare sulla sua sicurezza ed efficacia. [4]

Questa incertezza deriva senza dubbio dalla alta variabilità di prove certe riguardo la cannabis nelle cure oncologiche, dominata da studi principalmente osservazionali soggetti a bias intrinseci, potenti effetti placebo e diversi fattori di confondimento, che non giungono a risultati definitivi

Anche se è difficile confrontare gli studi, sono state condotte numerose revisioni sistematiche nel tentativo di sintetizzare i dati e determinare l’efficacia della cannabis nel controllo dei sintomi.
In particolare, una revisione recente della cannabis nelle cure oncologiche ha esaminato 42 studi (19 randomizzati, 23 non randomizzati), concentrandosi sulle cure palliative in persone affette da cancro. [5] Tra questi studi, il dolore è stato il sintomo più comunemente studiato, con effetti riportati molto variabili.

Sebbene il dolore abbia dominato il panorama della ricerca sulla cannabis nelle cure oncologiche, esistono evidenze molto importanti per il suo ruolo -e quello del THC-: [6]

 

Inoltre, tra i molti effetti collaterali documentati della chemioterapia, l’aumentata permeabilità della barriera mucosale del tratto gastrointestinale -fenomeno noto come “mucosite”- è uno dei più precoci e comuni. E’ noto il profondo effetto che il Sistema Endocannabinoide esercita sulla funzione gastrointestinale, regolando:

  • la motilità,
  • la funzione e riparazione della barriera,
  • l’immunità,
  • la secrezione,
  • il microbiota.

 

Questi dati sottolineano gli effetti mucoprotettivi potenziali dell’amministrazione esogena di cannabinoidi o dell’incremento del tono del Sistema Endocannabinoide. Nonostante la solidità scientifica di queste prove e la diffusa incidenza della mucosite (che si verifica in circa il 60% dei pazienti trattati con chemioterapia standard), ci sono stati pochi tentativi di esplorare le proprietà mucoprotettive della cannabis medicinale nell’assistenza oncologica. [7]

 

4. Gli oncologi dovrebbero raccomandare la cannabis?

In un articolo apparso sulla rivista Current Treatment Options in Oncology, dal titolo “Should Oncologists Recommend Cannabis?” (Gli oncologi dovrebbero raccomandare la cannabis?), il Professor Donald I. Abrams, del Dipartimento di Ematologia-Oncologia dell’Università di San Francisco, USA, ci spiega perché la Cannabis Medica dovrebbe essere prescritta anche a pazienti oncologici.[8] Vediamo insieme come affronta l’argomento.

4.1 Un po’ di storia

La cannabis è una specie botanica le cui potenzialità terapeutiche, anche in campo oncologico, sembrerebbero conosciute da millenni. A supporto di questa ipotesi, l’autore ci illustra un interessante aneddoto scientifico: tra i ghiacci siberiani è stato scoperto il corpo di una giovane donna vissuta 2700 anni fa, con evidenti segni di metastasi da cancro al seno – come rivelato da indagini di risonanza magnetica- con accanto una borsa contenente cannabis, utilizzata dalla donna, secondo gli studiosi, proprio come rimedio anticancro.

Nonostante l’ondata di proibizionismo che a livello mondiale, nel secolo scorso, ha impedito di trattare e studiare la cannabis come pianta medicinale, il delta-9-tetraidrocannabinolo -il principio attivo della cannabis responsabile, tra gli altri, degli effetti psicotropi– è stato sviluppato come farmaco autonomo nel 1986, inizialmente approvato per il trattamento della nausea e del vomito associati a chemioterapia.

L’indicazione terapeutica è stata ampliata nel 1992 per includere il trattamento dell’anoressia, in pazienti con sindrome da deperimento da AIDS e chemioterapia e successivamente sono state incluse anche altre patologie.
Quindi, se il principale cannabinoide della cannabis è disponibile come farmaco da prescrizione, sembrerebbe logico che la specie botanica da cui deriva, la Cannabis Sativa L, abbia probabilmente benefici terapeutici simili. Questo è l’assunto da cui parte l’autore, per spiegare poi i benefici della pianta.

Il sistema dei recettori cannabinoidi e dei cannabinoidi endogeni (endocannabinoidi), si è probabilmente sviluppato per aiutarci a modulare la nostra risposta a stimoli nocivi. I fitocannabinoidi -i cannabinoidi presenti nella pianta di cannabis- sono anch’essi in grado di legarsi con questi recettori e, tra i vari effetti della cannabis, quelli analgesici, sono forse quelli meglio supportati dall’evidenza clinica, nonostante la mancanza di trial clinici randomizzati e controllati con placebo che sono lo standard per avere prove definitive.

 

4.2 Cannabis in Oncologia: consigli pratici per l’utilizzo di cannabinoidi

Il dottor Adams spiega che, in campo oncologico, nonostante i significativi risultati in vitro e su modelli animali a supporto dell’attività antitumorale dei singoli cannabinoidi – in particolare il THC e il cannabidiolo (CBD) -, l’evidenza clinica, cioè i dati sull’uomo, sono molto scarsi.

Questo, tuttavia, non deve scoraggiare l’utilizzo della cannabis in pazienti oncologici, perché, secondo l’autore, un singolo intervento terapeutico può essere di aiuto per:

  • nausea
  • appetito
  • dolore
  • umore
  • sonno

 

e può pertanto essere una preziosa aggiunta all’armamentario di cure palliative finora disponibili. Inoltre, sebbene molti operatori sanitari sconsiglino l’inalazione di una specie botanica come sistema di somministrazione di farmaci nel ventunesimo secolo, le prove di gravi effetti nocivi dell’inalazione di cannabis sono scarse e una varietà di altri metodi di somministrazione, tra cui l’ingestione, sono attualmente disponibili presso i dispensari (o nel caso italiano, nelle farmacie).

Per approfondire l’uso della cannabis in oncologia e in altri condizioni patologiche e la legislazione sulla Cannabis Medica nelle varie regioni italiane, lo strumento indispensabile è il manuale di Cannabiscienza “Principi di Cannabinologia Clinica“, una summa di tutto ciò che c’è da sapere sulla Cannabis Medica, in Italia e non solo.

 

5. Conclusioni sulla cannabis in oncologia

Dal 2015, in Italia, la legislazione consente la prescrizione e la rimborsabilità (con variazioni regionali) di cannabinoidi per diverse problematiche, incluse nausea e vomito legati a chemioterapia, radioterapia e terapie anti-HIV. Inoltre, le linee guida del Ministero della Salute supportano l’impiego dei cannabinoidi per stimolare l’appetito in condizioni come cachessia, anoressia, perdita di appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS, e anoressia nervosa.

Mentre i dati degli studi rimangono non definitivi, è probabile che fattori individuali che determinano tollerabilità ed efficacia abbiano contribuito ai risultati variabili e spesso contraddittori osservati. Ad esempio, l’uso precedente di cannabis è associato a una minore ansia dopo l’assunzione di THC. Allo stesso modo, fattori genomici modulano l’efficacia e la tollerabilità del CBD. In uno  su pazienti con epilessia farmacoresistente, sono stati identificati polimorfismi a singolo nucleotide in certi geni associati a una risposta inferiore e a maggiori effetti collaterali del CBD. [9] Lo studio ha anche rivelato varianti genetiche correlate alla probabilità di diarrea associata al CBD.

Questi risultati presentano un’opportunità per strategie personalizzate guidate dalla farmacogenomica per un trattamento preciso con Cannabis Medica, che potrebbe essere particolarmente vantaggioso per i pazienti sottoposti a chemioterapia. Comprendere questi fattori sarà cruciale per ottimizzare l’uso sicuro ed efficace della cannabis nella pratica medica, in particolare in quella oncologica.

In conclusione, considerata anche l’alta richiesta da parte dei pazienti e i vari studi pubblicati, “gli oncologi e fornitori di cure palliative dovrebbero raccomandare l’utilizzo di cannabis, anche al fine di ottenere prove di prima mano del suo potenziale terapeutico”, come riportato dal Professor Donald I. Abrams nel suo articolo Should Oncologists Recommend Cannabis?

Infine, poiché la maggior parte degli operatori sanitari si è formato durante gli ultimi 75 anni di proibizionismo, l’articolo si conclude sottolineando l’importanza di una maggiore educazione e formazione sul tema, da parte di tutti i soggetti coinvolti.

 

Referenze

  1. Martell K, Fairchild A, LeGerrier B, Sinha R, Baker S, Liu H, et al.
    Rates of cannabis use in patients with cancer.
    Curr Oncol. 2018;25:219–25.[]
  2. Tringale KR, Huynh-Le MP, Salans M, Marshall DC, Shi Y, Hattangadi-Gluth JA.
    The role of cancer in marijuana and prescription opioid use in the United States: a population-based analysis from 2005 to 2014.
    Cancer. 2019;125:2242–51.[]
  3. Cousins MM, Jannausch ML, Coughlin LN, Jagsi R, Ilgen MA.
    Prevalence of cannabis use among individuals with a history of cancer in the United States.
    Cancer. 2021;127:3437–44.[]
  4. Braun IM, Wright A, Peteet J, Meyer FL, Yuppa DP, Bolcic-Jankovic D, et al.
    Medical oncologists’ beliefs, practices, and knowledge regarding marijuana used therapeutically: a nationally representative survey study.
    J Clin Oncol. 2018;36:1957–62.[][]
  5. Doppen M, Kung S, Maijers I, John M, Dunphy H, Townsley H, et al.
    Cannabis in palliative care: a systematic review of current evidence.
    J Pain Symptom Manag.
    2022;64:e260–e284.[]
  6. Doppen M, Kung S, Maijers I, John M, Dunphy H, Townsley H, et al.
    Cannabis in palliative care: a systematic review of current evidence.
    J Pain Symptom Manag.2022;64:e260–e284.[]
  7. Hannah R. Wardill, Luke T. Wooley, Olivia M. Bellas, et al.
    Supporting gut health with medicinal cannabis in people with advanced cancer: potential benefits and challenges.
    Br J Cancer. 2024 Jan 31; 130(1): 19–30.[]
  8. Donald I Abrams.
    Should Oncologists Recommend Cannabis?
    Curr Treat Options Oncol. 2019 Jun 3;20(7):59.[]
  9. Davis BH, Beasley TM, Amaral M, Szaflarski JP, Gaston T, Perry Grayson L, et al.
    Pharmacogenetic predictors of cannabidiol response and tolerability in treatment-resistant epilepsy.
    Clin Pharmacol Ther. 2021;110:1368–80.[]
Autore
Fabio Turco
Neurogastrocannabinologo - Chimico Farmaceutico

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