La Cannabis in ambito Veterinario

Negli ultimi anni, l’interesse per l’uso della Cannabis Medica ha conosciuto un rapido aumento anche nell’ambito veterinario. Proprietari di animali domestici e professionisti della salute animale stanno esplorando le potenziali applicazioni terapeutiche della cannabis per alleviare una vasta gamma di condizioni mediche nei loro amici a quattro zampe. Questo fenomeno è stato catalizzato dalla crescente disponibilità di prodotti a base di cannabis specificamente formulati per gli animali e dalla diffusione di testimonianze positive riguardanti i risultati ottenuti.

 

1. Una overview sulla cannabis in veterinaria

Negli ultimi anni, si è osservato un aumento significativo dell’attenzione nei confronti della cannabis come opzione terapeutica per una varietà di condizioni mediche negli animali. Proprietari di animali domestici sono sempre più interessati a esplorare alternative terapeutiche alla medicina convenzionale e vi è una crescente consapevolezza dell’efficacia potenziale della cannabis nel trattamento di condizioni come:

  • dolore cronico,
  • infiammazioni,
  • disturbi gastrointestinali,
  • convulsioni e/o crisi epilettiche,
  • stati ansiosi.

 

La disponibilità crescente di prodotti a base di cannabis specificamente formulati per gli animali, tra cui oli, capsule e cibi per animali, ha contribuito a questa crescente tendenza. Varie opzioni di dosaggio e formulazioni sono disponibili per adattarsi alle esigenze specifiche di diverse specie animali e condizioni mediche. Inoltre, vi è una crescente accettazione da parte di alcuni professionisti veterinari che considerano la cannabis come parte integrante di un piano terapeutico completo per alcuni pazienti, supportata da un incremento delle pubblicazioni scientifiche e delle conferenze veterinarie dedicate all’argomento.

Tuttavia, ci sono anche sfide e limitazioni da affrontare, come la mancanza di regolamentazioni chiare e linee guida ufficiali riguardanti l’uso della cannabis medica nei trattamenti veterinari. Inoltre, l’accesso a prodotti a base di cannabis di alta qualità e standardizzati per gli animali rimane limitato, così come le preoccupazioni riguardanti la sicurezza e l’efficacia a lungo termine della cannabis nei pazienti animali, date le limitate prove disponibili e la mancanza di studi a lungo termine.

 

2. Ruolo  della cannabis negli animali

Attualmente, le informazioni più dettagliate sull’azione dei cannabinoidi negli animali domestici sono disponibili per i cani, anche se sono limitate. Gli studi iniziali degli anni ’70 e ’80, che utilizzavano i cani come modello, si concentravano sugli effetti del tetraidrocannabinolo (THC) e, in misura minore, del cannabidiolo (CBD) sugli esseri umani. Da questi e da nuove indagini, è possibile ricavare dati sull’azione farmacologica della cannabis.

 

Farmacodinamica

  • La reattività del CBD è maggiore nel cervelletto, dove, interagendo con i propri recettori, sembra controllare il movimento. ((Herkenham, M., et al.
    Cannabinoid receptor localization in brain.
    Proc Natl Acad Sci U S A, 1990; 87(5):p. 1932-6.))
  • I recettori CB1 nei cani hanno una distribuzione simile a quella di altre specie, compreso l’uomo, localizzandosi soprattutto nel sistema nervoso centrale e periferico. I recettori CB2 si trovano principalmente sulle cellule immunitarie. Sia i recettori CB1 che i CB2 sono stati trovati nell’epidermide e nel derma dei cani. ((Freundt-Revilla, J., et al.
    Spatial distribution of cannabinoid receptor type 1 (CB1) in normal canine central and peripheral nervous system.
    PLos One, 2017; 12(7): p. e0181064.)) ((Campora, L., et al.
    Cannabinoid receptor type 1 and 2 expression in the skin of healthy dogs and dogs with atopic dermatitis.
    Am J Vet Res, 2012; 73(7): p. 988-95.))

 

Farmacocinetica

I dati sulla farmacocinetica del THC e del CBD nei cani sono limitati. Il THC subisce una circolazione enteroepatica nei cani, prolungando la sua emivita. Alcuni studi hanno fornito informazioni sulla disposizione tissutale dei prodotti a base di CBD nei cani, rivelando un volume di distribuzione elevato e una emivita media da 7 a 9 ore dopo somministrazione intravenosa.

Ad esempio, uno studio di farmacocinetica del 2018 ha coinvolto 30 cani suddivisi in sei coorti che hanno ricevuto dosaggi di CBD da un estratto di canapa. ((Bartner, L.R., et al.
Pharmacokinetics of cannabidiol administered by 3 delivery methods at 2 different dosages to healthy dogs.
Can J Vet Res, 2018; 82(3): p. 178-183.)) Le concentrazioni plasmatiche di CBD sono state misurate per 12 ore dopo la somministrazione per determinare l’emivita relativa di diverse formulazioni. Si è osservato che l’olio di CBD ha mostrato una maggiore assorbimento e ritenzione rispetto a una formulazione con granuli microincapsulati o alla crema transdermica. Gli eventi avversi più comuni sono stati la diarrea e le pinne eritematose, con un aumento delle concentrazioni di fosfatasi alcalina nel 36% dei cani.

La somministrazione orale di CBD è stata studiata anche nei gatti, mostrando risultati simili a quelli nei cani.

 

3. Principali condizioni trattabili

Un’indagine tra i proprietari ha rivelato che i principali motivi per utilizzare cannabinoidi nei cani e nei gatti includono: ((Kogan L, et al.,
Consumers’ perceptions of hemp products for animals.
J Amer Hol Vet Med Assoc, 42:40-48))

  • la gestione del dolore,
  • la gestione delle crisi epilettiche,
  • il controllo delle neoplasie,
  • il miglioramento della qualità della vita
  • la gestione dell’ansia o altri problemi comportamentali.

 

Una revisione sistematica della letteratura recentemente condotta ha cercato di valutare l’efficacia e la sicurezza dell’uso della cannabis nel trattamento delle malattie negli animali. ((Tácio de Mendonça Lima,  et al.
Use of cannabis in the treatment of animals: a systematic review of randomized clinical trials.
Anim Health Res Rev. 2022 Jun;23(1):25-38.))

La ricerca ha identificati identificato 6 studi clinici randomizzati, in doppio-cieco e con placebo (RCT), che rappresentano il golden standard degli studi clinici, tutti concentrati sull’uso del CBD negli animali. Questi studi hanno coinvolto principalmente cani, affrontando condizioni come l’osteoartrite, l’epilessia e i disturbi comportamentali. I risultati hanno rivelato che il CBD, somministrato sia come monoterapia che in combinazione con altri farmaci, ha mostrato promettenti benefici in diverse aree.

Nei cani affetti da osteoartrite, il CBD ha dimostrato di ridurre significativamente il dolore e aumentare l’attività. Inoltre, ha ridotto la frequenza delle crisi epilettiche nei cani epilettici e ha contribuito a mitigare il comportamento aggressivo in altri soggetti. Tuttavia, nonostante i risultati promettenti, gli studi presentavano una certa eterogeneità e rischi di bias, rendendo necessaria cautela nell’interpretazione dei risultati. Inoltre, è stato osservato che gli studi si concentravano principalmente sui cani, mostrando una carenza di dati su altre specie animali.

Nonostante queste limitazioni, i risultati suggeriscono che il CBD potrebbe avere un ruolo significativo nel trattamento delle malattie negli animali, in particolare nell’ambito dell’osteoartrite. La ricerca indica inoltre che il CBD è stato generalmente ben tollerato, con pochi effetti avversi riportati.

Oltre a questi studi effettuati su un ampio numero di animali, molte pubblicazioni si sono soffermate sulla descrizione di singoli casi clinici.

A parte quelli sulle condizioni già citate, è da segnalare ad esempio uno studio sul lupus eritematoso discoide, una comune malattia autoimmune della pelle nei cani. (( Maria Eduarda Schmitz da Silva, et al.
Case report: Cannabinoid therapy for discoid lupus erythematosus in a dog.
Front Vet Sci. 2024 Feb 9:11:1309167.))

I trattamenti convenzionali per questa condizione, come i corticosteroidi, possono essere efficaci ma spesso presentano effetti collaterali. Per questo, alla ricerca cercano approcci alternativi, è stato provato un trattamento con olio di cannabis a spettro completo, con un rapporto THC:CBD di 2:1 (20 mg/mL THC e 10 mg/mL CBD).  Il trattamento con cannabinoidi è iniziato con una singola goccia di olio di cannabis (0,08 mg/kg/giorno di cannabinoidi totali) somministrata per via orale una volta al giorno per 3 giorni. Il dosaggio è stato quindi gradualmente aumentato ogni 3 giorni, passando da una goccia orale una volta al giorno a una goccia due volte al giorno (0,16 mg/kg/giorno di cannabinoidi totali), quindi a due gocce due volte al giorno (0,32 mg/kg/giorno di cannabinoidi totali), e così via, fino a quando non è stata identificata la dose ottimale per il controllo dei sintomi. È interessante notare che il proprietario ha riportato un miglioramento nel comportamento del cane poco dopo aver interrotto il prednisolone e già dal primo giorno di assunzione dell’olio di cannabis. Nel giro di poche settimane dall’inizio del trattamento, il cane ha mostrato un significativo miglioramento delle lesioni cutanee e dei livelli di enzimi epatici. Dopo 1 anno, il cane rimane clinicamente stabile con una bassa dose di olio assunto. Non sono state osservate evidenze di ricorrenza del lupus eritematoso discoide.

Questo caso suggerisce che i cannabinoidi potrebbero essere un’alternativa o una terapia complementare valida per il lupus eritematoso discoide nei cani, in particolare per quelli che manifestano effetti avversi ai trattamenti convenzionali.

 

4. La parola all’esperta

La dottoressa Elena Battaglia,  veterinaria con vari anni di esperienza, nonchè docente di Cannabiscienza, ci parla della cannabis in ambito veterinario. Ascolta il podcast:

 

5. Per approfondire

Per approfondire il ruolo della cannabis e dei cannabinoidi in veterinaria, consulta gli articoli di Cannabiscienza sull’argomento:

Cannabis e animali d’affezione – Veterinaria

Cannabis Terapeutica, CBD e THC in veterinaria: l’utilizzo nei cani

Cannabis e patologie comportamentali negli animali da compagnia

Utilizzo dell’olio al CBD per i gatti: una soluzione promettente per il benessere felino

Il Potenziale del CBD nel trattamento di patologie canine

Cannabis e patologie comportamentali negli animali da compagnia

Intervista alla Dr.ssa Boncompagni: Cani, gatti e Cannabis Medica. L’esperienza veterinaria

L’utilizzo del CBD nei disturbi comportamentali dei cavalli

L’utilizzo della cannabis in zootecnica: l’alimentazione della capra al pascolo

 

Oltre a questi approfondimenti, Cannabiscienza offre un Master on-line r Cannabis Medica in Veterinaria. Con questo Mater, potrai:

  • Apprendere la fisiologia del Sistema Endocannabinoide (SEC) nei mammiferi
    Conoscere la farmacologia dei cannabinoidi
  • Comprendere la normativa per la prescrizione di terapie con cannabinoidi in ambito pet
  • Differenziare i prodotti e preparazioni farmaceutiche a disposizione e come sceglierle
  • Modulare la terapia a seconda delle interazioni farmacologiche e le applicazioni cliniche della Cannabis Medica

Non farti scappare questa opportunità!

 

6. Conclusioni

La cannabis si rivela sempre di più uno strumento terapeutico unico ed affascinante. Nell’uomo, i campi di applicazione delle sue proprietà sono molteplici e i risultati -in caso di dolore cronico, epilessia, nausea e vomito, controllo dell’umore, ecc…- sono spesso sorprendenti. I motivi che spingono sempre più medici e pazienti, anche i più scettici, ad avvicinarsi a questa terapia sono essenzialmente 3:

  • Efficacia clinica;
  • Miglioramento della qualità della vita;
  • Effetti collaterali scarsi, modesti e gestibili.

 

Per gli animali, il discorso e lo stesso. Ciò che cambia sono i dati. Mentre l’efficacia nell’uomo di cannabis e cannabinoidi e dimostrata da miglia di pubblicazioni, la ricerca sugli animali è ancora all’inizio. Però, i risultati sono promettenti.

Condizioni quali dolore cronico, infiammazioni, disturbi gastrointestinali, convulsioni, stati ansiosi e malattie dermatologiche sono spesso trattate con successo utilizzando i cannabinoidi.

Anche se il THC ha anch’esso effetti terapeutici promettenti, la sua azione psicotropa, presente anche negli animali, ne limita l’utilizzo. Il CBD, al contrario, è molto più maneggevole e mantiene comunque un’ottima efficacia.

In futuro, altri cannabinoidi come il CBG, il CBC, il CBDA e il THCA potrebbero essere anch’essi utili per migliorare la vita degli animali da compagnia (termine brutto ma comprensibile) e non solo. Stiamo a vedere cosa ci dirà la ricerca.

Viola Brugnatelli
Direttrice scientifica di Cannabiscienza e ricercatrice in neuroscienze presso l’Università degli Studi di Padova

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