Il CBD si converte in THC nelle sigarette elettroniche?

Il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD), i principali costituenti della cannabis, hanno una struttura chimica molto simile, ma una differenza fondamentale: il primo è drogante, può quindi, a seconda del dosaggio, portare ad un cosiddetto “high”, mentre il secondo no. A causa di questa differenza, nella maggior parte del mondo il THC è illegale mentre il CBD è venduto più liberamente. Un recente studio ha messo leggermente in crisi questo paradigma, sostenendo che il CBD, quando inalato dalle sigarette elettroniche, può convertirsi in THC. Ma stanno davvero così le cose? Vediamo cosa dicono le attuali conoscenze scientifiche al riguardo.

INDICE

1. L’ASCESA DEL CBD

Negli ultimi anni si è registrato un aumento del consumo di prodotti a base di cannabis quasi in ogni angolo del mondo. Questo fenomeno, tutt’ora in ascesa, è dovuto soprattutto alle maggiori aperture legislative che numerosi governi hanno adottato nei confronti di questa pianta e dei suoi costituenti, in particolar modo verso il cannabidiolo (CBD).

A partire dagli anni ’70, infatti, nonostante il proibizionismo dilagante, l’attenzione dei consumatori e dei breeder – coloro che si occupano di incrociare varietà di cannabis per crearne delle nuove – si era concentrata soprattutto sul contenuto di tetraidrocannabinolo (THC), cercando di ottenere piante con rese sempre più alte del principale fitocannabinoide psicoattivo.

Negli ultimi anni, invece, il discorso e l’attenzione del “mercato” si sono sempre più spostati verso il CBD, il componente della cannabis dotato di interessanti proprietà farmacologiche, ma privo di effetti droganti.

Ad esempio, in Italia, secondo l’attuale legge 242/2016, è possibile coltivare piante di Cannabis Sativa L., con concentrazioni di THC molto basse (non devono superare lo 0,2% per i venditori e lo 0,6% per gli agricoltori) ed elevate concentrazioni di CBD. Dall’entrata in vigore della legge è accaduto ciò che era già stato osservato in altre parti del mondo dove erano avvenuti cambiamenti simili: l’esplosione del business del CBD. (Anche se purtroppo questo punto sembrerebbe essere messo in dubbio da un recente DM sul Testo Unico piante officinali, per il quale svariate associazioni di canapa e aziende di settore hanno avviato un ricorso al TAR, al quale, se interessato, puoi unirti qui).

Secondo alcune stime, in Italia, si prevede un fatturato minimo di circa 40 milioni di euro l’anno per questo tipo di prodotti, oltre che la creazione di circa 10,000 posti di lavoro. Negli USA, una ricerca ha stabilito che almeno un americano su 5 ha usato prodotti a base di CBD negli ultimi anni.

Il CBD è il principio attivo del Epidiolex, medicinale approvato in Italia (anche in Europa e negli USA) per il trattamento di forme resistenti di epilessia infantile. Dalla canapa industriale o “Cannabis Light” -ricca in CBD e con un contenuto non farmacologicamente attivo di THC- è possibile ottenere alimenticosmetici, prodotti di benessere, oli, carburanti, fibre, materiali per bioedilizia oltre che, naturalmente, prodotti a scopo ricreativo (fondamentalmente sostituti del tabacco).

Tra questi ultimi rientrano i liquidi per sigarette elettroniche a base di CBD. Anche in questo caso parliamo di prodotti che stanno avendo un rapido successo di vendite, sia in Italia che nel mondo, anche in considerazione del fatto che inalare CBD è sicuramente un metodo più salutare (anche se non privo di rischi) rispetto al fumarlo tramite combustione.

2. LA SICUREZZA DEL CBD

Il successo del CBD, soprattutto in termini di vendite, deriva dalle sue proprietà farmacologiche. Anni di ricerche hanno infatti dimostrato che il CBD ha proprietà antiinfiammatorieantiossidantianalgesiche e antiepilettiche, solo per citarne alcune.

Il motivo più importante alla base della popolarità di questo composto, però, risiede probabilmente nel suo profilo di sicurezza. Gli effetti collaterali del CBD sono di norma modesti e tendono a scomparire interrompendo la somministrazione.

Inoltre, il CBD non ha effetti narcotici o droganti. Questo non solo lo rende più affidabile rispetto al principale costituente della cannabis, il THC, ma fa sì che il CBD non sia incluso nelle tabelle delle sostanze stupefacenti ormai in gran parte del mondo, rendendo più semplice il suo utilizzo e la sua commercializzazione.

3. È POSSIBILE CONVERTIRE IL CBD IN THC?

Nonostante la documentata sicurezza del CBD, c’è una questione -non secondaria- ancora dibattuta nell’ambito della comunità scientifica: la possibile conversione del CBD in THC, in particolari condizioni di utilizzo.

Sono principalmente tre le particolari condizioni in cui potrebbe avvenire la conversione del CBD in THC:

  1. In vivo;
  2. In ambiente acido;
  3. Ad elevate temperature.

1. La trasformazione del CBD in THC in vivo, la cosiddetta biotrasformazione, che dovrebbe avvenire, appunto, all’interno di un organismo, sembrerebbe essere del tutto esclusa. A meno di report che sono sfuggiti alla nostra attenzione (e a quella generale), non sono mai state identificate delle pathway enzimatiche, nell’uomo o negli animali, che catalizzano la biotrasformazione del CBD in THC. Inoltre, un recente studio condotto dal gruppo di ricerca del professor Crippa dell’Università di San Paolo (Brasile), ha mostrato che nell’uomo il CBD, quando somministrato per via orale, non è convertito in THC, dato che non sono state trovate tracce di quest’ultimo nel plasma dei soggetti testati.1

2. Riguardo la conversione del CBD in THC in ambiente fortemente acido, un articolo del 2007 suggeriva questa ipotesi, successivamente confermata da un altro articolo del 2016.2 ;3 In entrambi i casi, per creare delle condizioni di forte acidità, era stato usato del succo gastrico artificiale. Ciò lascia supporre che questa conversione possa avvenire anche nello stomaco dell’uomo. Quest’ipotesi, però, non è mai stata direttamente confermata. Sempre nel 2016, uno studio in collaborazione tra dipartimenti tedeschi, statunitensi e brasiliani ha anzi confutato questa conclusione, mostrando che, nell’uomo, in seguito alla somministrazione di CBD, non sono rilevate tracce di THC nel sangue.4

3. Resta da dirimere l’ultima questione, se il CBD possa essere convertito in THC dalle alte temperature.

Uno studio del 2021 sembra avvalorare questa ipotesi.

Ma sarà davvero così?

4. LO STUDIO UNGHERESE

Lo studio in questione è stato pubblicato su Scientific Report, testata del gruppo Nature.5

I ricercatori ungheresi autori del lavoro hanno studiato l’effetto della temperatura sulla conversione del CBD, in un intervallo tipico dei dispositivi di vaporizzazione – 250-400°C – e a 500°C, in presenza o meno di ossigeno. L’esperimento è stato realizzato mediante apposite apparecchiature che, secondo gli autori, mimano le condizioni di una normale “svapata”.

Il risultato è che, a seconda delle condizioni, tra il 25% e il 52% di CBD veniva convertito in altre sostanze, principalmente ∆9-THC, ma anche ∆8-THC, cannabinolo (CBN) e cannabicromene (CBC).

Quindi, secondo questo studio, nelle sigarette elettroniche il CBD è convertito in quantità non trascurabili di THC, sostanza psicotropa e quasi ovunque illegale. Per questo motivo, secondo gli autori, anche la vendita di prodotti a base di CBD per vaporizzazione dovrebbe essere vietata.

Le conclusioni di questo lavoro sembrerebbero inoppugnabili.

Tuttavia, ad un’analisi un po’ più approfondita, qualche dubbio sembrerebbe sorgere. Anzi, più di un dubbio.

5. CONDIZIONI REALI VS CONDIZIONI ARTIFICIALI

Il prodotto testato dai ricercatori ungheresi, come dichiarato, era CBD puro conservato in metanolo. Come osservato dagli stessi autori, questa non è la condizione reale. Non si può escludere che i liquidi per le sigarette elettroniche impiegati come veicolo per il CBD (tipicamente glicole propilenico e glicerolo, mai metanolo) possano esercitare un effetto “schermante”, in grado cioè di proteggere il CBD da eventuali conversioni e/o degradazioni.

In secondo luogo, gli esperimenti sono stati effettuati in 2 condizioni sperimentali: o in assenza o in presenza di ossigeno, utilizzando in quest’ultimo caso una miscela contenente il 9% di ossigeno e il 91% di azoto. Gli autori osservano che all’aumentare della concentrazione di ossigeno diminuisce il THC convertito. Anche in questo caso, il “setting” sperimentale si discosta notevolmente dalle condizioni di reale utilizzo di una sigaretta elettronica, considerando che, mediamente, la concentrazione di ossigeno nell’aria è intorno al 21% (e quella di azoto al 78%). Potrebbe essere questa una concentrazione tale da impedire o minimizzare la conversione? Questo non si sa e non si evince dallo studio. Comunque, anche in questo caso traslare questi dati ottenuti in laboratorio nella vita reale sembrerebbe una forzatura.

Inoltre, il metodo di pirolisi utilizzato nello studio prevedeva che il CBD restasse ad elevate temperature per un tempo di 5 minuti. Anche in questo caso, la differenza tra 5 minuti ad elevate temperature e i pochi secondi realmente impiegati per “un tiro” di sigaretta elettronica, sembrano eliminare la possibilità di poter applicare i dati ottenuti in laboratorio ad esperienze reali.

C’è anche di più. Uno studio del 2019, effettuato sull’uomo, in condizioni quindi reali, giunge a risultati opposti.6

In questo studio è stato analizzato il plasma di 8 volontari sani, dopo che avevano inalato da una sigaretta elettronica contenente 1mg/mL di CBD. Sia dopo 15 minuti che dopo 45 minuti, non sono state rilevate tracce di THC o analoghi nel sangue dei volontari.

Infine, un analisi condotta nel 2014 da laboratori indipendenti nella Repubblica Ceca, per conto dell’azienda Cannabis Pharma, sembra smentire ulteriormente i risultati dello studio ungherese. Anche in questo caso è stata utilizzata un’apparecchiatura artificiale per simulare la “svapata”, ma ogni tiro durava 2 secondi. Siamo quindi in condizioni più vicine a quelle mediamente impiegate per un tiro di sigaretta elettronica. In questo caso, è stata osservata solo la presenza del CBD nell’aspirato, mentre non sono stati rilevati altri composti, né conosciuti né di eventuale nuova sintesi.

6. CONCLUSIONI SULLA CONVERSIONE DEL CBD IN THC

La conversione del CBD in THC è un argomento molto dibattuto e questo studio, anziché diradare i dubbi, sembrerebbe aumentarli. Se da una parte infatti i risultati mostrano la conversione della molecola non psicotropa CBD in THC e altri composti psicoattivi ad elevate temperature, dall’altra questi risultati sembrerebbero difficilmente applicabili a situazioni di reale utilizzo del CBD.

Ciò fa nascere il sospetto, speriamo infondato, che questo studio sia nato da motivazioni più politiche che scientifiche.

Quando pubblicato nel 2021, infatti, questo studio ungherese è entrato a gamba tesa nel dibattito in corso nell’Unione Europea sull’utilizzo del CBD nelle sigarette elettroniche. In quel periodo la Corte di Giustizia Europea aveva ribaltato una sentenza della Cassazione francese che bloccava la vendita di prodotti a base di CBD in Francia. Gli autori fanno esplicitamente riferimento a questa sentenza alla fine della loro pubblicazione, dichiarando che i legislatori, in particolare quelli dell’Unione Europea, dovrebbero tenere conto delle loro conclusioni e bloccare la vendita del CBD. Questa loro conclusione è perfettamente allineata (un po’ troppo a nostro giudizio) alle politiche ungheresi, caratterizzate da una netta chiusura verso la cannabis, sia essa “light” o terapeutica.

Ora, che la politica demagogica e populista di Orbàn sia contro la cannabis ci sta pure, ma che una pubblicazione scientifica si allinei a questa visione, lascia sicuramente un po’ di perplessità.

Forse il fatto che per pubblicare su Scientific Report si paghi una tassa di 1165 Euro, contribuisce ancora di più ad alimentare le suddette perplessità.

  1. Crippa, J.A.S., Zuardi, A.W., Hallak, J.E.C., Miyazawa, B., Bernardo, S.A., Donaduzzi, C.M., et al.  (2019)
    Oral cannabidiol does not convert to ∆8-THC or ∆9-THC in humans: a pharmacokinetic study in healthy subjects.
    Cannabis and Cannabinoid Research, 1–10. []
  2. Watanabe, K., Itokawa, Y., Yamaori, S., Funaahashi, T., Kimura, T., Kaji, T., et al.  (2007)
    Conversion of cannabidiol to ∆9-tetrahydrocannabinol and related cannabinoids in artificial gastric juice, and their pharmacological effects in mice.
    Forensic Toxicology, 25, 16–21. []
  3. Merrick, J., Lane, B., Sebree, T., Yaksh, T., O’Neil, C., Banks, S.L. (2016)
    Identification of psychoactive degradants of cannabidiol in simulated gastric and physiological fluid.
    Cannabis and Cannabinoid Research, 1, 101–112 []
  4. Grotenhermen, F., Russo, E., Zuardi, A.W. (2017)
    Even high doses of oral cannabidiol do not cause THC-like effects in humans: comments on Merrick et al. cannabis and cannabinoids research 2016;1(1):102-112.
    Cannabis and Cannabinoid Research, 2, 1–4. []
  5. Zsuzsanna Czégény, Gréta Nagy, Bence Babinszki, Ákos Bajtel, Zoltán Sebestyén, Tivadar Kiss, Boglárka Csupor-Löffler, Barbara Tóth & Dezső Csupo.
    CBD, a precursor of THC in e-cigarettes.
    Scientific Reports volume 11, Article number: 8951 (2021). []
  6. Pascal Kintz.
    Vaping Pure Cannabidiol e-Cigarettes Does Not Produce Detectable Amount of ∆9-THC in Human Blood.
    Journal of Analytical Toxicology, Volume 44, Issue 9, November 2020, Pages e1–e2 []
Autore
Fabio Turco
Neurogastrocannabinologo - Chimico Farmaceutico

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