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Cannabis e CBD per l’ADHD

Le persone affette da ADHD mostrano modelli di disattenzione, iperattività o impulsività inappropriati rispetto allo sviluppo.
Cannabis e cannabinoidi per l’ADHD possono aiutare? In questo articolo analizzaiamo prima cosa dice la scienza a riguardo, per poi presentare un resoconto dell’esperienza di una madre di un bimbo con ADHD che utilizza terapie con CBD e altri cannabinoidi.

INDICE

1. L’ADHD

L’ADHD, acronimo di Attention Deficit-Hyperactivity DisorderDisturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività– è una condizione psichiatrica riconosciuta da tempo per il suo impatto sulla capacità dei bambini e dei giovani adulti di funzionare adeguatamente.

In passato, c’erano due diversi diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione (ADD) rispetto a Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), ma il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) IV ha combinato questo in un unico disturbo, con tre sottotipi:

  • Disattento, caratterizzato da una mancanza di concentrazione, frequenti episodi di disattenzione e disorganizzazione.
  • Impulsivo/Iperattivo, caratterizzato non da disattenzione, ma da un’irrequietezza e una mobilità eccessive. È il sottotipo meno comune di ADHD.
  • Combinato: Questo è il sottotipo più diffuso di ADHD, con gli individui che presentano sintomi sia del tipo disattento che di quello impulsivo/iperattivo.

 

I sintomi dell’ADHD iniziano in giovane età e di solito includono:1

  • mancanza di attenzione,
  • mancanza di concentrazione,
  • disorganizzazione,
  • difficoltà nel completare compiti,
  • dimenticanza e perdita di cose.

 

Questi sintomi devono essere presenti prima dei 12 anni, devono essere durati sei mesi e interferire con le attività quotidiane per essere etichettati come ADHD. Questi sintomi devono inoltre manifestarsi in più di un contesto (ad esempio, a casa e a scuola, o scuola e attività extrascolastiche).

L’ADHD deve essere considerato nel contesto di ciò che è appropriato dal punto di vista dello sviluppo e culturale per una persona. Pertanto, i pazienti con ADHD mostrano disabilità non solo nell’attenzione e nella concentrazione, ma anche nella presa di decisioni e nella regolazione emotiva. I bambini con ADHD possono avere difficoltà nelle interazioni sociali, possono essere facilmente frustrati e impulsivi e sono spesso etichettati come problematici o “trouble makers”.

2. Diffusione e cause dell’ADHD

L’ADHD non è una condizione nuova. La sua prevalenza è aumentata nel tempo, con un picco apparente negli anni ’50 quando la scuola è diventata più standardizzata per i bambini.
Attualmente, si stima che il sottotipo disattento è prevalente in circa il 18,3% dei pazienti totali, mentre l’iperattivo/impulsivo e il combinato rappresentano rispettivamente l’8,3% e il 70%. Si è anche riscontrato che il sottotipo disattento è più comune nella popolazione femminile. Complessivamente, i disturbi sono riscontrati in un rapporto maschi:femmine di 2:1 secondo diverse ricerche. La prevalenza è di circa il 7% nei bambini e del 2,5% negli adulti. 2 Vi sono evidenze che l’ADHD sia più prevalente negli Stati Uniti rispetto ad altri paesi sviluppati.

L’ADHD è associata a deficit cognitivi e funzionali legati ad anomalie diffuse nel cervello. In particolare, il giro cingolato anteriore e la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLFPC) risultano ridotti nei soggetti affetti da ADHD. Si pensa che queste alterazioni siano alla base dei deficit nel comportamento oseservati. Inoltre, anche l’attività della regione frontostriatale è ridotta in persone con ADHD.3
È importante ricordare che l’ADHD è una diagnosi clinica. Non esistono risultati di laboratorio o di imaging standard tra i pazienti con ADHD.

3. Trattamenti classici

È importante diagnosticare e trattare il disturbo in giovane età in modo che i sintomi non persistano fino all’età adulta e causino altre comorbidità.

l trattamenti dell’ADHD si basano principalmente sulla terapia farmacologica, che si divide in due categorie principali:1

  • Gli stimolanti, suddivisi in anfetamine e metilfenidati, che bloccano il riassorbimento della dopamina nelle membrane presinaptiche e postsinaptiche. Gli stimolanti sono efficaci nel trattamento dell’ADHD in circa il 70% dei pazienti, anche se possono causare effetti collaterali come variazioni della pressione sanguigna, diminuzione dell’appetito e del sonno, e rischio di dipendenza. Tuttavia, il loro utilizzo è associato a una riduzione complessiva del rischio di abuso di sostanze nel corso della vita.
  • I non stimolanti, tra cui antidepressivi e agonisti alfa. L’atomoxetina è il più conosciuto tra gli antidepressivi non stimolanti, e agisce come inibitore selettivo del riassorbimento della noradrenalina. Tuttavia, non è altrettanto efficace degli stimolanti. Gli agonisti alfa come clonidina e guanfacina possono essere efficaci nel trattamento dell’ADHD, specialmente nei bambini più giovani. Tuttavia, possono causare effetti collaterali cardiovascolari e sedazione.

 

Il trattamento psicosociale è un’altra forma di terapia utilizzata per i pazienti affetti da ADHD, che include un programma di educazione psicosociale per la famiglia e il paziente, nonché programmi di addestramento cognitivo-comportamentale. Questi programmi si sono dimostrati efficaci quando utilizzati insieme alla farmacoterapia.

4. Il Sistema Endocannabinoide nel contesto dell’ADHD

L’ADHD è un disturbo complesso influenzato da fattori genetici, neurobiologici ed ambientali, sia nel suo sviluppo che nel trattamento. Recenti studi hanno evidenziato il ruolo del Sistema Endocannabinoide (SEC) nell’ADHD, con ipotesi riguardanti un deterioramento dei sistemi di degradazione dell’anandamide nei bambini con ADHD e correlazioni genetiche tra il gene del recettore dei cannabinoidi e l’ADHD.4 Tuttavia, gran parte delle prove proviene da modelli preclinici che richiedono ulteriori studi clinici.
Il SEC, inoltre, interagisce con il sistema dopaminergico e, tradizionalmente, l’ADHD è stato associato al sistema dopaminergico. Per questo, i recettori CB1 presenti sui circuiti neuronali dopaminergici sono stati suggeriti come possibili bersagli farmacologici per ridurre l’iperimpulsività e la distrazione, mediante l’uso di THC e/o CBD.4
Oltre alla dopamina, il ruolo di altri sistemi neurotrasmettitori come il glutammato, il GABA e i recettori NMDA e CB2 deve essere considerato, poiché possono modulare l’impulsività in interazione con gli endocannabinoidi. Ulteriori studi preclinici e clinici sono necessari per comprendere appieno eventuale coinvolgimento del SEC nell’ADHD.

5. Cannabis Medica e ADHD, cosa dice la ricerca

Non esiste molta ricerca sull’uso della Cannabis Medica per l’ADHD:

  • Uno studio del 2020 su 112 pazienti adulti con ADHD che usavano Cannabis Medicina ha riscontrato che coloro che assumevano una dose più elevata di cannabinoidi, come il CBD, assumevano meno farmaci per l’ADHD.5
  • Una revisione degli studi del 2023 ha concluso che non vi è sufficiente evidenza sull’efficacia della cannabis per raccomandarne l’uso nel controllo dei sintomi dell’ADHD.6
  • Un’altra revisione degli studi del 2023 ha notato che le persone con ADHD che usavano cannabis presentavano differenze strutturali nel cervello rispetto a coloro che non lo facevano. Questa revisione ha anche concluso che le prove a sostegno dei benefici della cannabis nelle persone con ADHD sono inconcludenti.7
  • Uno studio del 2022 ha scoperto che le persone con ADHD che usavano cannabis riportavano benefici come miglioramento dei sintomi e miglioramento degli effetti collaterali dei farmaci.8

 

È necessaria quindi ulteriore ricerca per determinare se la cannabis possa avere benefici per gli adulti con ADHD.

Tuttavia, l’esperienza pratica, i cosiddetti real-world data, possono darci informazioni pratiche su come affrontare questa condizione

6. Il caso di R. e come il CBD può essere di aiuto

Abbiamo parlato con la famiglia di un bambino che si trova in difficoltà con la concentrazione.
R. è in seconda elementare e fa i compiti insieme alla sua mamma. Lei ci spiega come sia difficile tenerlo concentrato a casa e a scuola. Ad oggi, la diagnosi per R. parla di un disturbo comportamentale ed emozionale che comporta:

  • iperattività o stanchezza eccessive,
  • stereotipie,
  • un possibile sviluppo della sindrome di Asperger.

 

I medici non hanno però ancora formulato una diagnosi vera e propria.

Un numero sempre maggiore di famiglie si sta oggi rivolgendo al Cannabidiolo (CBD) come sostituto dei farmaci tradizionali per il trattamento di autismo e disturbi dell’attenzione. R. è uno dei bambini che sta seguendo queste terapie e sta riscontrando miglioramenti importanti della condizione grazie al CBD.

6.1 CBD e ADHD: dosaggi e forme di somministrazione

Sperimentare diversi dosaggi e forme di somministrazione

Come anche recentemente sancito dalla Commissione Europea, il CBD non può essere considerato uno “stupefacente” in base ai termini delle Convenzioni delle Nazioni Unite.
Il CBD non provoca effetti narcotici. Questo lo rende ideale per i bambini o per gli adulti che non tollerano gli effetti del THC.

Il primo ostacolo nell’uso medico dei cannabinoidi è quindi facilmente superato con l’utilizzo di prodotti ad alto CBD e quasi privi di THC. Ancora più che nei pazienti adulti, l’individuazione dei dosaggi e delle forme di somministrazione più efficaci per i bambini può comportare una fase di prova ed errore.

Il sapore forte dell’olio concentrato, anche miscelato con il cibo, veniva rifiutato da R. come dalla maggior parte dei pazienti più piccoli. “Credo che le gomme da masticare con CBD sia uno dei metodi più semplici per la somministrazione, ma ho utilizzato anche estrazioni in olio di sesamo che ho preparato con canapa alimentare venduta per tisane” ci dice la mamma di R. “La gomma a base di CBD ha avuto ottimi risultati, ma la prima volta si è addormentato durante i compiti. Ho quindi capito che metà gomma sarebbe stata sufficiente.”

6.2 CBD e ADHD: riduzione dei sintomi

Il CBD ha ridotto i sintomi dei disordini dell’attenzione

R. ha ottenuto importanti benefici dall’utilizzo del CBD: durante i periodi di somministrazione dei prodotti la sua attenzione è notevolmente aumentata, mentre gli episodi di iperattività o di stanchezza eccessiva si sono ridotti.

In questo momento non sta assumendo nessun farmaco tradizionale o prodotto a base di CBD, ma la sua famiglia ha intenzione di richiedere una prescrizione per Bedrolite a seguito degli esiti positivi dell’utilizzo di questi prodotti. “Durante tutto il periodo di uso delle gomme con CBD abbiamo notato un’attenzione e una concentrazione molto maggiori, e anche l’estratto in olio da canapa alimentare ha portato a buoni risultati” ci spiega la mamma di R. “Da quando abbiamo iniziato a sperimentare il CBD ho notato subito che R. è molto più attento e meno iperattivo. Credo che il CBD sia molto efficace per numerose patologie che colpiscono i bambini, e soprattutto per i disturbi dell’attenzione. Ora che sappiamo che è una via che può funzionare anche per R., siamo pronti ad affrontarla, sia psicologicamente che economicamente affiancati da un pediatra con le dovute conoscenze sulla cannabis”.

7. La ricerca sul CBD nell’ADHD

Il racconto della mamma di R. non rimane un caso isolato. Nel 2019 uno studio osservazionale condotto in Brasile ha riportato come per 15 pazienti pediatrici (tra i 6 e i 17 anni) presentanti sintomi di ADHD vi siano stati eccellenti risultati a seguito di somministrazione di capsule ad alta % di CBD (CBD:THC of 75:1).9

È evidente che il miglioramento della qualità del sonno e la riduzione dell’iperattività tendono ad avere importanti impatti positivi sull’umore e sulla salute generale, nonché sull’efficacia degli interventi terapeutici psico-pedagogici. Inoltre, in una prospettiva a lungo termine, la terapia psico-pedagogica può potenziare i benefici sociali, cognitivi e comportamentali osservati dopo il trattamento con cannabinoidi.

Le dosi utilizzate nello studio sono state standardizzate e stabilite individualmente mediante un processo di titolazione in un intervallo basato sulle dosi di CBD precedentemente riportate per l’uso di CBD per il trattamento dell’epilessia refrattaria associata all’autismo regressivo.10 ;11

Pertanto, la dose iniziale media di CBD era:

  • ~ 2,90 mg / kg / giorno variando in base alla gravità del singolo caso all’inizio del trattamento
  • minimo: 2,30 mg / kg / giorno
  • massimo: 3,60 mg / kg / giorno

L’aggiustamento del dosaggio è stato effettuato in modo intensivo durante i primi 30 giorni e in misura minore nei 150 giorni successivi.

La dose media di CBD somministrata da allora fino alla fine dello studio è stata di:

  • 4,55 mg / kg / giorno
  • minimo di 3,75
  • massimo di 6,45 mg / kg / giorno.

La dose media di THC nello stesso periodo è stata di 0,06 mg / kg / giorno, con un minimo di 0,05 e un massimo di 0,09 mg / kg / giorno. Il programma di somministrazione era di due dosi giornaliere, una al mattino e una alla sera.

Una recente revisione sistematica dell’argomento ha espresso moderata raccomandazione (che tradotto dal molto politicamente corretto è un chiaro incoraggiamento) per il CBD e i composti contenenti CBD come il nabiximol per alleviare i sintomi di disturbi come la schizofrenia, il disturbo d’ansia sociale, del disturbo dello spettro autistico (ASD) e del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). La stessa revisione indica prove più deboli per insonnia, ansia, disturbo bipolare, disturbo da stress post-traumatico e sindrome di Tourette.12

Le prove per l’uso di CBD e composti contenenti CBD per i disturbi psichiatrici devono essere esplorate in studi futuri, in particolare con studi clinici su larga scala e ben progettati. Attualmente purtroppo esistono tante storie come quelle di R. che non hanno trovato ancora modo di ricevere dei trattamenti adeguati. Chissà che le aperture internazionali sulla cannabis ed europee sul CBD non portino ad un incremento di interesse (e finanze) per raggiungere tali scopi.

Nel frattempo, suggeriamo la lettura di “CBD in neuropsichiatria: come funziona” per approfondire il suo meccanismo di azione.

8. Conclusioni

Non ci sono molti dati in letteratura scientifica riguardo l’efficacia di cannabis e cannabinoidi nel contesto dell’ADHD. Se consideriamo le revisioni sistemiche della letteratura, quelle che hanno analizzato dal punto di vista statistico l’insieme degli studi effettuati, le prove per consigliare cannabis e cannabinoidi nell’ADHD sono insufficienti.

Tuttavia, esperienze pratiche, singoli case-report e i real-world data derivanti dall’esperienza pratica di medici prescrittori, sembrano suggerire che, caso per caso, è possibile utilizzare con successo terapie a base di cannabinoidi. È questo il caos di R. che abbiamo descritto e che ha migliorato la sua condizione con l’uso del CBD.

Probabilmente il CBD è più gestibile del THC, soprattutto quando abbiamo a che fare con bambini o ragazzi. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la scelta del giusto dosaggio, metodo e tempistica di somministrazione possono fare la differenza. Infatti, il CBD è una molecola ad effetto bifasico -come quasi tutti i cannabinoidi. Ad alti dosaggi, se da un lato può servire a migliorare il comportamento, dall’alto può esacerbare altre problematiche come l’insonnia, molto comune tra chi è affetto da ADHD.
A tal proposito, come suggerito dal dottor Lins nell’articolo CBD e autismo: l’esperienza di un medico prescrittore, una soluzione potrebbe essere quella di anticipare la seconda somministrazione quotidiana di CBD alle ore immediatamente dopo pranzo, in modo che l’aumento dell’insonnia indotto dal CBD possa essere attenuato.

 

  1. Warren Magnus; Saad Nazir; Arayamparambil C. Anilkumar; Kamleh Shaban.
    Attention Deficit Hyperactivity Disorder.
    StatPearls Publishing; 2024 Jan-. [] []
  2. Salvi V, Migliarese G, Venturi V, Rossi F, Torriero S, Viganò V, Cerveri G, Mencacci C.
    ADHD in adults: clinical subtypes and associated characteristics.
    Riv Psichiatr. 2019 Mar-Apr;54(2):84-89. []
  3. Wilens TE, Spencer TJ.
    Understanding attention-deficit/hyperactivity disorder from childhood to adulthood.
    Postgrad Med. 2010 Sep;122(5):97-109. []
  4. Aleksi Mikael Markunpoika Hupl.
    Medical Cannabis for Adult Attention Deficit Hyperactivity Disorder: Sociological Patient Case Report of Cannabinoid Therapeutics in Finland.
    Med Cannabis Cannabinoids. 2018 Nov 23;1(2):112-118. [] []
  5. Hergenrather JY, Aviram J, Vysotski Y, Campisi-Pinto S, Lewitus GM, Meiri D.
    Cannabinoid and terpenoid doses are associated with adult ADHD status of medical cannabis patients.
    Rambam Maimonides Med J. 2020;11(1):e0001. []
  6. Francisco AP, Lethbridge G, Patterson B, Goldman Bergmann C, Van Ameringen M.
    Cannabis use in attention – deficit/hyperactivity Disorder (ADHD): A scoping review.
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    Cannabis use in patients with attention deficit hyperactivity disorder-a benefit or a curse: A systematic review.
    Cureus. 2023 Jun 26;15(6). []
  8. tueber A, Cuttler C.
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    J Atten Disord. 2022;26(6):942-955. []
  9. Fleury-Teixeira, P., Caixeta, F. V., Ramires da Silva, L. C., Brasil-Neto, J. P., & Malcher-Lopes, R. (2019).
    Effects of CBD-enriched Cannabis sativa extract on autism spectrum disorder symptoms: an observational study of 18 participants undergoing compassionate use.
    Frontiers in neurology, 10, 1145. []
  10. Porter, B. E., & Jacobson, C. (2013).
    Report of a parent survey of cannabidiol-enriched cannabis use in pediatric treatment-resistant epilepsy.
    Epilepsy & Behavior, 29(3), 574-577. []
  11. Rosemergy, I., Adler, J., & Psirides, A. (2016).
    Cannabidiol oil in the treatment of super refractory status epilepticus. A case report.
    Seizure-European Journal of Epilepsy, 35, 56-58. []
  12. Khan, R., Naveed, S., Mian, N., Fida, A., Raafey, M. A., & Aedma, K. K. (2020).
    The therapeutic role of Cannabidiol in mental health: a systematic review.
    Journal of Cannabis Research, 2(1), 1-21. []
Autore
Viola Brugnatelli
Direttrice scientifica di Cannabiscienza e ricercatrice in neuroscienze presso l’Università degli Studi di Padova

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