1. Introduzione
La cannabis è una delle sostanze vegetali maggiormente usate al mondo. Nonostante millenni di utilizzo terapeutico, il suo nei tempi moderni è percepito principalmente come ricreativo. Fortunatamente, da vari decenni ormai la cannabis è sempre più considerata e assunta anche per le sue proprietà medicinali, tra le quali troviamo quelle antidolorifiche, antiepilettiche e antispastiche. Ma cannabis, o meglio Cannabis Sativa L, è il nome della specie, della quale esistono centinaia di varietà. Per la precisione, gli esperti ritengono che attualmente esistano dalle 700 alle 800 varietà di cannabis a cui è stato dato un nome. C’è poi da considerare che, indipendentemente dalla varietà, all’interno di ciascuna pianta di cannabis, o più precisamente nelle sue infiorescenze, che contengono la maggior parte dei principi attivi identificati, sono presenti centinaia di sostanze. Sono infatti più di 500 i componenti ad azione farmacologica contenuti nella cannabis, come flavonoidi e terpeni ed inoltre, più di cento sono i costituenti specifici, cioè i fitocannabinoidi -o semplicemente cannabinoidi- come il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD)che sono quelli maggiormente espressi e anche studiati.
Tra tutte le varietà disponibili, qual è quindi quella che un medico dovrebbe prescrivere (e un paziente dovrebbe utilizzare) per trattare una specifica condizione?
2. Cannabis Medicinale: l’importanza della standardizzazione
La cannabis viene ricercata per un uso ricreativo a causa delle sue proprietà psicotrope, che possono indurre alterazione della coscienza, euforia e rilassamento. L’uso medicinale deriva invece dalla capacità della cannabis di alleviare i sintomi di numerose condizioni patologiche. In entrambi i casi, gli effetti sono dovuti all’interazione tra i costituenti della cannabis – principalmente i cannabinoidi – e i componenti del Sistema Endocannabinoide presente nel nostro organismo. Qual è allora la differenza?
Dal punto di vista botanico, si tratta sempre della stessa pianta, con gli stessi costituenti di base. Però, a differenza di quella per il consumo ricreativo, la cannabis ad uso terapeutico si distingue per la necessità di standardizzazione dei suoi principi attivi. Infatti, la cannabis medicinale richiede un profilo chimico costante e riproducibile nei livelli dei principi attivi – è importante ricordare che, nonostante la varietà di composti che contiene, per principi attivi della cannabis si intendono solo il THC e il CBD. Per chiarire meglio l’importanza della standardizzazione nella cannabis medicinale, immagina di prendere un’aspirina e scoprire che una pillola contiene una dose doppia rispetto a un’altra. Questo è il problema della cannabis non standardizzata: non si può prevedere l’effetto. Con prodotti standardizzati invece, ogni dose ha esattamente la stessa quantità di THC e CBD, garantendo sicurezza e affidabilità per i pazienti.
La standardizzazione è essenziale quindi per garantire che i pazienti ricevano dosaggi precisi e prevedibili, fondamentali per la gestione sicura delle condizioni mediche da cui sono affetti. La variabilità dei costituenti nei prodotti ricreativi, spesso legata alla coltivazione informale o a pratiche di produzione non controllate, può generare effetti imprevedibili, ostacolando la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Al contrario, la cannabis medicinale, prodotta secondo rigorosi standard di qualità come il Good Medicinal Cannabis Cultivation Practice (GMCCP) e il Good Manufacturing Practice (GMP), non solo garantisce un prodotto stabile, ma facilita anche l’integrazione delle evidenze scientifiche nella pratica clinica, in quanto i dati ottenuti sono in questo modo riproducibili.
Ad esempio in Italia, il DM del 09/11/2015 prevede che, per uso terapeutico, possono essere utilizzati solo quei prodotti -estratti o infiorescenze- provenienti da coltivazioni standardizzate, con un preciso contenuto di principi attivi e privi di additivi tossici.
Aziende come l’olandese Bedrocan, i cui prodotti sono quelli maggiormente utilizzati in Italia, offrono varietà con un contenuto ben definito di THC e CBD, permettendo così ai medici di personalizzare le terapie in base alle esigenze dei pazienti. Questo approccio non solo migliora la gestione delle patologie, ma promuove una maggiore fiducia nella cannabis come opzione terapeutica sicura ed efficace.
Recentemente, è stata pubblicata una review che fornisce una panoramica dettagliata degli studi che hanno valutato gli effetti dei prodotti di cannabis standardizzata dell’azienda olandese Bedrocan, sia sui volontari sani che sui pazienti. Questi studi sono sicuramenti utili per migliorare la comprensione della sicurezza e dell’efficacia della cannabis standardizzata, che purtroppo è ancora poco comune. Vediamo quali sono i punti maggiormente interessanti.
3. Gli effetti della cannabis sui volontari sani
La revisione sistemica della letteratura ha analizzato 38 studi sugli effetti acuti della cannabis standardizzata in volontari sani. Le varietà principali utilizzate sono Bedrobinol® (55% degli studi), Bedrocan® (42%), Bedrolite® (24%) e Bediol® (13%). La maggior parte degli studi (82%) includeva un placebo, e il metodo di somministrazione più comune era l’inalazione tramite vaporizzazione (71%), seguito dal fumo (29%).
Gli studi si sono concentrati su quattro ambiti principali:
- Farmacocinetica del THC e del CBD
- Esperienze soggettive acute
- Impatto sulle funzioni cognitive
-
Influenza del rapporto THC:CBD
La maggioranza degli studi (79%) prevedeva la somministrazione di una singola dose, mentre il resto comprendeva dosaggi multipli in sessioni singole o multiple.
3.1 Come il corpo metabolizza il THC e il CBD
La farmacocinetica studia come il corpo assorbe, distribuisce e smaltisce una sostanza. I dati sulla farmacocinetica del THC, del CBD e dei loro metaboliti, sono basati su 25 studi che hanno esaminato gli effetti della cannabis standardizzata, somministrata per inalazione o fumo. Sebbene entrambe le modalità di somministrazione siano comparabili in termini di assorbimento, il fumo è sconsigliato per i suoi effetti nocivi sulla salute e, negli studi, viene utilizzato principalmente per replicare le modalità di consumo ricreativo.
Dall’analisi dei dati, emerge che le concentrazioni plasmatiche di THC raggiungono il picco dai 5 ai 30 minuti dalla somministrazione ed aumentano proporzionalmente alla dose somministrata. Anche la cannabis a dominanza di CBD o con rapporti uguali di THC e CBD ha mostrato un aumento dose-dipendente dei livelli plasmatici di CBD.
La storia personale nell’uso di cannabis ha un impatto significativo: ad esempio, i consumatori cronici che hanno inalato Bedrobinol® hanno mostrato concentrazioni di THC significativamente più elevate rispetto ai consumatori occasionali, a parità di dose. Per questo motivo, i medici prescrittori dovrebbero considerare se si sta somministrando cannabis ad un paziente naïve, o che già l’ha utilizzata in passato.
Riassumendo, i dati farmacocinetici indicano che i livelli ematici di THC e CBD aumentano in modo dose-dipendente subito dopo l’assunzione di cannabis standardizzata, con variazioni dovute alla dose e all’esperienza di consumo dei partecipanti.
3.2 Effetti acuti della Cannabis Medicinale
Gli effetti soggettivi variano in base alla composizione della cannabis. La somministrazione di cannabis contenente THC (sia ad alto contenuto che in combinazione con il CBD) induce sensazioni di euforia, rilassamento e, in alcuni casi, ansia o paranoia. L’ansia risulta più marcata negli adulti rispetto agli adolescenti. Altri effetti negativi segnalati includono sedazione, confusione, paranoia e riduzione dell’attenzione e dell’energia. Questi effetti sono stati osservati entro 5-10 minuti dall’inalazione, raggiungono il picco in circa 30 minuti e diminuiscono entro 2-3 ore. Gli effetti osservati sono dose-dipendenti, con intensità maggiore e più effetti indesiderati a dosi più elevate di THC.
Al contrario, varietà ad alto contenuto di CBD e basso di THC non hanno prodotto effetti psicotropi.
3.3 Impatto sulle funzioni cognitive
Gli effetti della cannabis standardizzata, confrontati con il placebo, sono stati valutati analizzando diverse funzioni cognitive.
Come prima cosa, la cannabis contenente THC sembra ridurre significativamente i tempi di reazione. Questi effetti erano più marcati con dosi più elevate di THC. Questo effetto del THC sul tempo di reazione potrebbe spiegare perché è sconsigliato guidare subito dopo aver assunto cannabis.
In tutti gli 11 test analizzati che valutavano l’attenzione, il THC ha prodotto un calo significativo delle capacità di mantenere l’attenzione. I consumatori occasionali hanno mostrato un’attenzione più compromessa rispetto ai consumatori abituali, suggerendo una tolleranza agli effetti acuti della cannabis nei consumatori cronici.
Riguardo la memoria, il THC ha compromesso sia il richiamo immediato dei ricordi (memoria a breve termine) che quello ritardato (memoria a lungo termine), aumentando anche la suscettibilità a falsi ricordi, come evidenziato con varietà a dominanza di THC come ad esempio la Bedrobinol®.
Al contrario, la cannabis a base di CBD, come la varietà Bedrolite®, non ha influenzato le funzioni cognitive, comprese velocità di elaborazione, memoria, attenzione e capacità di pianificazione.
Infine, studi con diverse dosi di THC puro (29,3, 49,1 e 69,4 mg) hanno confermato un effetto dose-dipendente su tempo di reazione, attenzione e memoria, con effetti più pronunciati a dosi maggiori. Questi risultati sottolineano che la cannabis contenente THC può avere un impatto negativo, anche se reversibile, sulle funzioni cognitive, mentre il CBD non sembra avere effetti simili.
3.4 L’influenza del rapporto THC:CBD sugli effetti della cannabis
Non solo la presenza o meno del THC e del CBD influenza gli effetti della cannabis, ma anche il loro rapporto all’interno della varietà. Gli studi analizzati hanno mostrato che l’aggiunta del CBD al THC non modifica i livelli plasmatici di quest’ultimo, suggerendo che il CBD non interferisce con la sua farmacocinetica. Tuttavia, l’aggiunta di CBD ha influenzato quelle che sono le percezioni soggettive dei pazienti. La cannabis a dominanza di THC ha prodotto effetti psicotropi più intensi rispetto alle formulazioni bilanciate con CBD, anche se non sono state rilevate differenze nell’induzione di sintomi psicotici.
Per quanto riguarda le funzioni cognitive, non sono emerse variazioni significative tra le due tipologie di cannabis nei test sulla memoria di lavoro, sull’apprendimento e sull’attenzione. Tuttavia, la cannabis a dominanza di THC è risultata associata a una riduzione generale della motivazione, con un minore impegno in compiti che richiedevano sforzo elevato per ottenere ricompense, un effetto solo parzialmente mitigato dal CBD.
Gli studi di neuroimaging hanno rivelato che la cannabis con predominanza di THC riduceva la connettività funzionale di alcune reti cerebrali cruciali, come il sistema limbico e striatale e la cosiddetta rete della salienza (salience network), cioè la rete neuronale che permette di orientarsi tra stimoli esterni ed interni, focalizzando nel modo corretto l’attenzione.
L’aggiunta di CBD ha moderato alcuni di questi effetti negativi sulla connettività, ma non ha attenuato altre conseguenze dell’uso del THC, come le alterazioni cognitive o le sensazioni soggettive di intossicazione, anche con rapporti CBD:THC fino a 3:1.
In sintesi, il CBD sembra avere un ruolo protettivo contro alcune manifestazioni negative del THC, come l’ansia e i cambiamenti nella connettività cerebrale, ma non è sufficiente a prevenire o ridurre gli altri effetti acuti, che rimangono legati principalmente alla presenza di THC.
4. Gli effetti della cannabis sui pazienti
Un totale di 18 studi ha esaminato gli effetti dell’uso medicinale della cannabis in pazienti con diverse condizioni mediche. Di questi, 11 si sono concentrati principalmente sulla valutazione del dolore soggettivo in disturbi correlati al dolore, come fibromialgia, dolore cronico neuropatico e emicrania cronica. Gli altri 7 studi hanno analizzato l’impatto della cannabis su condizioni mediche differenti, tra cui il cancro, l’epilessia, il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer.
4.1 Cannabis e dolore
Gli effetti della Cannabis Medicinale standardizzata sono stati valutati su condizioni mediche correlate al dolore, includendo studi sull’inalazione e sulla somministrazione orale o sublinguale. I risultati mostrano un potenziale significativo nel ridurre l’intensità del dolore in vari contesti clinici.
Inalazione di cannabis medicinale
Quattro studi che hanno utilizzato la varietà Bedrocan® attraverso l’inalatore Syqe, hanno dimostrato una riduzione dell’intensità del dolore. Questa riduzione è risultata temporanea, con un ritorno ai livelli basali entro 90 minuti. Un altro studio ha inoltre rilevato che l’inalazione di dosi di 0,5 mg o 1 mg di THC (corrispondenti a concentrazioni plasmatiche di 14,3 e 33,8 ng/mL, rispettivamente) non ha comportato deficit cognitivi in termini di velocità di elaborazione, memoria e attenzione.
Uno studio sperimentale su pazienti con fibromialgia ha dimostrato che l’inalazione di Bedrocan® e Bediol® ha aumentato in modo significativo la soglia del dolore alla pressione, un parametro utilizzato per misurare il dolore cronico in questi pazienti. Tuttavia, nessuna delle varietà testate, inclusa Bedrolite®, ha mostrato un’efficacia superiore al placebo nel ridurre il dolore spontaneo.
Somministrazione orale o sublinguale
In un’analisi sull’uso giornaliero di olio di cannabis per 6 mesi in pazienti con emicrania cronica, è stata osservata una diminuzione dei sintomi di nausea e vomito durante gli attacchi, sebbene non siano stati ridotti l’uso di farmaci per l’emicrania. In più, è stato visto che il 33% dei pazienti con fibromialgia ha sperimentato una riduzione dei sintomi dopo 6 mesi di trattamento con olio di cannabis. Un altro studio ha evidenziato una riduzione del 23,3% nell’uso di oppioidi durante il trattamento con Cannabis Medica per via orale. Nei pazienti con fibromialgia trattati con diverse modalità di somministrazione (vaporizzazione, olio sublinguale, infuso di cannabis) per 12 mesi, il 70% di chi ha continuato il trattamento ha riportato una riduzione dell’intensità del dolore di almeno il 50%, senza sviluppare tolleranza, indipendentemente dalla modalità di somministrazione.
4.2 La cannabis nelle altre condizioni mediche
La review ha anche analizzato i risultati degli studi sulla Cannabis Medicinale su altre condizioni oltre al dolore. I dati ottenuti sono senza dubbio promettenti, ma c’è ancora molta strada da fare. Il numero di ricerche disponibili è infatti ancora limitato, e i il numero di pazienti coinvolti finora è relativamente piccolo. Questo rende ancora più evidente la necessità di condurre studi su scala più ampia e con metodologie più rigorose per confermare con certezza l’efficacia e la sicurezza della cannabis medicinale per diverse condizioni cliniche.
Vediamo ora i risultati ottenuti con le varietà della Bedrocan per alcune delle patologie più studiate.
Epilessia refrattaria
Tutti gli studi analizzati mostrano una riduzione significativa della frequenza delle crisi epilettiche. Inoltre, i caregiver hanno riferito miglioramenti nel comportamento, nel sonno, nelle capacità cognitive e nella riduzione degli attacchi di panico. L’uso di farmaci antiepilettici è stato significativamente ridotto. La varietà Bedrolite® è stata utilizzata in tutti i pazienti, talvolta in combinazione con basse dosi di Bedica® o Bedrocan® per ottimizzare i risultati.
Alzheimer
I dati di 12 settimane di trattamento con olio sublinguale di cannabis derivato da Bedrocan® su 20 pazienti con AD hanno mostrato una riduzione significativa dei sintomi di agitazione, apatia, irritabilità, disturbi del sonno e dell’appetito, evidenziando sia l’efficacia che la sicurezza del trattamento.
Sclerosi multipla
L’ analisi dell’uso della varietà Bedrocan® in pazienti con sclerosi multipla non responsivi al Sativex® ha mostrato che l’85% dei pazienti ha riportato una significativa riduzione dell’impatto soggettivo della spasticità, con il 70% che ha mantenuto i benefici al follow-up (circa 205 giorni). La cannabis è stata somministrata per via orale (non attivata) o fumata.
PTSD
I veterani con PTSD cronico trattati con cannabis medicinale, principalmente la varità Bediol®, hanno riportato miglioramenti significativi, tra cui una maggiore serenità e una riduzione dell’irritabilità. La cannabis veniva utilizzata principalmente prima di dormire per favorire il sonno.
5. Casi clinici
Cinque casi clinici hanno esplorato l’uso della cannabis medicinale in condizioni specifiche, mostrando risultati promettenti. Due studi sulla sindrome di Tourette hanno riportato una riduzione del 70% dei tic dopo 8 mesi di trattamento con Bedrocan® (fino a 600 mg giornalieri) in un caso, e una remissione completa dei tic in 1,5 mesi con 20 mg giornalieri in un altro. Gli effetti collaterali sono stati minimi e transitori.
Altri tre casi hanno evidenziato miglioramenti significativi in pazienti con balbuzie resistente ai trattamenti, ADHD e sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile, grazie all’inalazione di Bedrocan®, Bediol® o Bedica®.
6. Effetti collaterali
Complessivamente, nessuno degli studi analizzati ha segnalato eventi avversi gravi e gli effetti collaterali descritti sono stati generalmente lievi e transitori.
I principali effetti collaterali includono:
- vertigini (fino all’88% di pazienti dopo inalazione),
- sensazione di “sballo” (20%-80%),
- tosse (10%-70%),
- confusione mentale (25%-37%),
- mal di gola e sapore sgradevole durante l’inalazione (25%-35%).
Molti di questi sintomi, come tosse e mal di gola, dipendono particolarmente dalla modalità di assunzione,tramite inalazione o fumo, e si sono risolti entro pochi minuti dalla somministrazione.
La distinzione tra effetti collaterali dovuti alla cannabis e quelli legati alla condizione medica dei pazienti è risultata complicata, poiché solo due studi erano controllati con placebo. Inoltre, i tassi di abbandono variavano ampiamente tra gli studi. In alcuni studi, nessun paziente ha interrotto il trattamento, mentre in un altro studio il 49% dei partecipanti ha interrotto il trattamento entro tre mesi, principalmente a causa della confusione mentale.
La tolleranza agli effetti collaterali sembrava dipendere dall’esperienza pregressa con la cannabis e dalla dose di THC. Studi con pazienti più esperti nell’uso della cannabis medicinale (hanno mostrato tassi di abbandono più bassi. Inoltre, dosi più elevate di THC erano associate a un aumento degli effetti collaterali e dei tassi di interruzione.
In generale, in tutti gli studi analizzati, la Cannabis Medicinale ha dimostrato un profilo di sicurezza generalmente favorevole, con effetti collaterali prevalentemente lievi.
7. Cannabis Medicinale Standardizzata: le Conclusioni
La Cannabis Medicinale standardizzata, come quella prodotta dall’azienda olandese Bedrocan, rappresenta una svolta per il trattamento di molte condizioni mediche. Ma cosa significa “standardizzata”? La standardizzazione garantisce che ogni dose contenga livelli precisi di THC e CBD, assicurando un trattamento prevedibile e sicuro per i pazienti, a differenza della cannabis non regolamentata, dove le concentrazioni possono variare notevolmente. Ad esempio, pazienti con fibromialgia possono utilizzare vaporizzatori con varietà come Bedrocan® (ricca di THC) per alleviare il dolore muscolare intenso. Grazie alla standardizzazione, i medici possono regolare la terapia per massimizzare i benefici e minimizzare gli effetti collaterali, come capogiri o confusione mentale.
Gli studi dimostrano che gli effetti della cannabis sul dolore dipendono molto dalla dose di THC. Varietà come Bedrocan® e Bediol® hanno mostrato risultati promettenti nel trattamento del dolore cronico, aumentando la soglia del dolore e offrendo sollievo per diverse ore. Varietà ricche di CBD, come la Bedrolite®, non hanno avuto lo stesso effetto.
Il CBD, noto per le sue proprietà rilassanti e anti-ansia, può attenuare alcuni effetti negativi del THC, come l’ansia, ma non elimina altri aspetti, come la sensazione di “alterazione psicotropa” o i deficit cognitivi.
Gli effetti collaterali della cannabis medicinale, come tosse, capogiri e confusione, sono generalmente lievi e temporanei. Tuttavia, dosi elevate di THC possono aumentare la probabilità di questi sintomi.
Infine, la review evidenzia la necessità di includere equamente uomini e donne negli studi, dato che molte condizioni dolorose, come la fibromialgia, colpiscono più frequentemente le donne. Anche gli effetti sugli anziani meritano ulteriori approfondimenti, considerando il crescente utilizzo di cannabis in questa fascia d’età.
In conclusione, varietà standardizzate, come quelle dell’azienda Bedrocan e altre presenti sul mercato,offrono un’opzione terapeutica efficace per la gestione del dolore cronico e altre patologie, con un profilo di sicurezza generalmente positivo. Con ulteriori ricerche, la Cannabis Medicinale potrebbe diventare una risorsa ancora più utilizzata nella gestione di molte malattie croniche, offrendo ai pazienti trattamenti sempre più personalizzati e sicuri.
8. Referenze
1. Nadia A. Leen, Mikael A. Kowal, Albert Batalla, Matthijs G. Bossong. The effects of standardized
cannabis products in healthy volunteers and patients: a systematic literature review. Front Pharmacol. 2024 Oct 17:15:1411631.